Più che laboratorio di alleanze e prospettive, la Sicilia si conferma Regione strategica della politica. Dal milazzismo alle anteprime del centrosinistra e del compromesso storico, l’Isola ha vissuto molteplici stagioni storiche evolutive, ma più recentemente ha invertito il senso di marcia, ripristinando il classico gattopardismo. Come evidenzia l’analisi di Michele Anzaldi che sul Riformista mette a nudo come l’annunciata clamorosa non ricandidatura del Presidente uscente della Regione Renato Schifani, da parte di Forza Italia, rappresenti il tentativo di cambiare tutto per non cambiare nulla. Tuttavia la realtà é ancora peggiore del più pessimistico immaginario. Sullo scenario politico incombono pesantemente inchieste giudiziarie e processi penali appena iniziati, riguardanti la maggior parte dei parlamentari regionali a cominciare dal Presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, e svariati esponenti della giunta di Palazzo d’Orleans. E’ la radiografia impietosa di una regione quotidianamente depredata dalla corruzione e abbandonata alla più inefficiente e clientelare delle disamministrazioni, senza strade, sanità e servizi essenziali assolutamente inadeguati. Emblematico, da penultimo, il caso di Gaetano Armao, ex vice Presidente della Regione, assessore regionale, nonché consigliere fra i più ascoltati di Schifani, indagato per l’ipotesi di reato di corruzione. Secondo gli investigatori nascondeva le mazzette all’interno dell’orologio a pendolo. Circostanza che rappresenta la metafora dell’ora buia della Sicilia.
by Michele Anzaldi*
Sembrerebbe proprio che il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, voglia annunciare le proprie dimissioni. In politica, le dimissioni anticipate sono sempre una notizia importante, e in un posto come la Sicilia potrebbero trasformarsi in un terremoto politico.
Ma prima di parlare di cosa possono comportare le elezioni anticipate sarebbe bene cercare di capire quali siano le motivazioni.
Renato Schifani e Gaetano Galvagno
Sarebbe facile dire di tanti e gravi problemi ancora irrisolti in Sicilia, dopo oltre nove anni di amministrazione di centrodestra, ma in politica, almeno sino a quando non si vota, più che le promesse non mantenute contano i voti e il sostegno della propria maggioranza.
Ma allora cosa è successo? Addirittura, in caso di dimissioni, con il voto a metà dicembre, ci troveremmo con una Regione senza la legge regionale di bilancio approvata, a rischio di esercizio provvisorio, con conseguente riduzione di tutte le spese perché la Giunta uscente potrebbe solo dedicarsi all’ordinaria amministrazione.
L’aula del Parlamento Siciliano
Nella minaccia di dimissioni, per il duro scontro che c’è nella maggioranza, non è difficile scorgere quella che in siciliano si chiamerebbe una “tagliata in faccia”: i deputati di prima legislatura, che raggiungerebbero la soglia per il vitalizio solo a maggio, lo vedrebbero svanire per pochissimi mesi.
Un grave atto politico totalmente inaspettato per tutta la maggioranza di centrodestra, quindi. E la cosaancora più interessante dal punto di vista politico è proprio che tutto ciò non sia stato innescato dal ruolo e dalle battaglie delle opposizioni, ma dai litigi su presunte poltrone e ricandidature all’interno della stessa maggioranza.
Padre Pintacuda Leoluca Orlando Padre Sorgi
Se tutto ciò si realizzerà la palla tornerà con le elezioni ai siciliani che da sempre sono un laboratorio politico. Basta ricordare la primavera palermitana, le riunioni a casa Professa, l’impegno di padre Sorge, di padre Pintacuda che sfociarono nella candidatura Orlando sindaco e la successiva nascita del gruppo dei sindaci e delle amministrazioni progressiste. Ma è anche la Sicilia del 61 a 0, il risultato delle elezioni politiche del 2001 che impedì a Rutelli di fatto di diventare presidente del Consiglio. Un risultato conseguito dal centrodestra di Berlusconi in Sicilia, nonostante il centro sinistra avesse 3 ministri di grande rilievo, in carica e determinanti per la vita del paese.
Ecco, queste sono alcune delle riflessioni che dovrebbero portarci a seguire con estrema attenzione quello che potrà accadere in Sicilia nei prossimi mesi. Un impegno, un’attenzione che in primo luogo deve essere offerta ai siciliani da tutti i partiti di opposizione, per dimostrare la differenza con chi antepone le liti politiche al buon governo di una regione con tanti problemi tuttora irrisolti.
*Michele Anzaldi, giornalista, già portavoce dell’Ulivo di Prodi, ex parlamentare dl Pd