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Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Prove generali di guerra cyberhybrid, acronimo di cibernetica ed ibrida. E’ soltanto un’ipotesi, una delle tante piste investigative seguite per far luce sulla misteriosa strage di Cracovia: 6 vittime e una ventina di feriti, ma il giovane fanatico polacco autore del massacro e anche dell’uccisione di altre due donne e di un uomo, probabilmente familiari, i cui corpi sono stati trovati nella sua abitazione, potrebbe avere ricevuto l’imput dalla rete di hacker responsabili dei cyberattacchi ai sistemi di refrigerazione e della raffica di falsi allarmi bomba sugli aerei in corso in tutta Europa.

Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?
Cracovia la piazza della strage

Cyberattacchi che sarebbero delle prove generali  per verificare reattività ed impatti collaterali in relazione ai veri obiettivi di una pianificazione di attentati strategici che risale alla guerra fredda.

Piani di sabotaggi e attentati nei confronti di infrastrutture militari, centrali energetiche, centri di controllo di servizi nevralgici, aeroporti, reti di trasporto, linee elettriche, collegamenti e telecomunicazioni.

Una serie di attacchi simultanei in grado di paralizzare un intero paese, rendendone oltremodo difficile la capacità difensiva. Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Si tratterebbe dell’elaborazione dei piani risalenti all’inizio degli anni ’50 in pieno regime stalinista dell’Unione Sovietica, predisposti dai servizi segreti militari russi per la creazione di una rete clandestina di spie infiltrate nella società civile, con false identità, ma con normali attività lavorative, di tutti i paesi della Nato.

Reti di agenti illegali, senza alcun rapporto diretto con le ambasciate russe, rispondenti direttamente a Mosca, ed in grado se mobilitati di compiere attentati, omicidi sabotaggi e quant’altro direttamente nel cuore dei paesi infiltrati.Dietro la strage di Varsavia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Era la logica della guerra fredda e delle opposte strutture stay-behind. Con l’ernorme differenza che quelle occidentali erano strutture difensive, le sovietiche d’invasione e di distruzione.

Una logica strategica che spinse l’allora Kgb, il tenebroso servizio segreto dell’Unione Sovietica, ad infiltrare centinaia di agenti clandestini con false generalità americane negli Stati Uniti nell’illusione di poter scongiurare, con assalti e attentati, un paventato First Strike degli Usa contro Mosca. Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Le intelligence americana, inglese ed europea hanno scoperto anche recentemente numerose di queste reti di spionaggio, negli Stati Uniti in Europa ed anche nell’America latina, tutte facenti capo al famigerato Gru, il Direttorato dell’intelligence militare russa che sovrintende alle operazioni degli infiltrati clandestini.

Sono state individuate e smantellate numerose reti di agenti killer dalla doppia vita, ma non tutte. Il nucleo più importante dello spionaggio russo, secondo le agenzie di intelligence di Washington e Londra, é tuttora in piena attività, ed anzi dopo la guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina, l’operatività é stata potenziata e la specificità e gli obiettivi aggiornati.Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Perfettamente integrata, con insospettabili nuclei familiari e occupazioni anche in uffici pubblici, la rete clandestina delle spie russe opererebbe in tutte le capitali europee ed in prossimità dei comandi e delle basi Nato, dallo Shape di Bruxelles, il quartier generale dell’Alleanza atlantica, a Ramstein in Germania, ad Aviano, Camp Darby e Sigonella in Italia.

Accanto al nucleo di spie “della porta accanto”, ma con peculiarità di commandos militari, i russi hanno organizzato una seconda linea di agenti per così dire civili, in grado tuttavia di compiere interventi contro infrastrutture, trasporti, reti di telecomunicazione e servizi essenziali.

Secondo gli esperti di intelligence, il gruppo di cybercriminali,  considerato strettamente legato ai servizi segreti militari di Mosca, é l’ elemento chiave della guerra cyber-ibrida.

Anche se remota, l’ipotesi é che dopo la valanga dei falsi allarmi possano passare ad attacchi concreti facendo entrare in azione la rete di spie clandestine.Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

La rete di cybercriminali sarebbe articolata articolata su un livello centrale di comando e controllo in Russia, con server intermedi con cui rendere il segnale anonimo per disperdere le tracce attraverso migliaia di computer messi a disposizione di hacker Noname.

Con questo sistema in passato sono stati colpiti diversi obiettivi: ministeri, banche, aziende. Le tecniche sono varie, come gli attacchi di tipo Ddos (Distributed denial of service, Attacco distribuito di negazione del servizio): in pratica si invia un’enorme quantità di richieste al sito web obiettivo, che non é in grado di gestirle e quindi di funzionare correttamente. Nulla di irreparabile, non vengono esfiltrati dati per chiedere un riscatto, come nel caso dei ransomware, ma si provoca un disservizio per un periodo di tempo limitato a chi non ha adeguato i propri sistemi di tutela informatica.Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Gli hacker Noname reclutano inoltre simpatizzanti, distribuendo gli elenchi dei target occidentali da colpire. I cyber criminali nel tempo hanno anche lanciato una piattaforma per gli attacchi informatici collettivi elargendo ricompense in criptovalute. Il gruppo collabora con altre singole sigle di hacker come i Z-Pentest, assieme ai quali ha recentemente rivendicato attacchi ai sistemi digitali di controllo di grandi impianti di refrigerazione dei supermercati europei e italiani, minacciando di colpire in futuro anche acquedotti e centrali elettriche.

Tuttavia non sono affatto irraggiungibili ed hanno subito duri colpi dagli investigatori. La Procura di Roma nel 2025 ha condotto indagini sulle loro attività, sfociate nell’operazione internazionale ‘Eastwood’, in collaborazione con altri Stati europei. Furono emessi  cinque mandati di arresto internazionali nei confronti di cittadini russi, due dei quali ritenuti vertici dell’organizzazione, mentre oltre seicento server furono disattivati ​​o sequestrati.Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Le indagini della Polizia Postale hanno inoltre permesso l’identificazione di altri cinque soggetti, ritenuti aderenti al gruppo, e partecipi a loro volta degli attacchi. Fin dalla loro nascita nel 2022, sul proprio canale Telegram i Noname pubblicarono una sorta di manifesto contro Kiev, definendo gli ucraini “ammiratori dei neo fascisti” e giustificando l’invasione come una controffensiva a quelli dei loro nemici, orchestrati attraverso i social network e altri canali di comunicazione. Tra i loro motti, le parole del leggendario eroe nazionale russo Aleksandr Nevskij: “Chiunque venga da noi con una spada, perirà di spada”.Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

Secondo il Financial Times al centro dell’indagine internazionale in corso per risalire all’origine dei falsi allarmi e degli interventi hacker, alla luce delle modalità, dei precedenti e dei primi indizi raccolti, c’é senza alcun dubbio Mosca e l’attività dei servizi russi.

Le azioni di attivisti social e di gruppi hacker, sarebbero un sofisticato paravento che si prefigge di capovolgere la realtà e di rappresentare addirittura un alibi per Mosca.

Ma assieme all’incombente minaccia, le cyber infiltrazioni criminali tradiscono in ogni caso quanto siano bellicose e aggressive le proiezioni mentali dell’io digitale del potere del Cremlino.Dietro la strage di Cracovia la guerra cyberhybrid manovrata da Mosca?

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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