Quando si dice che la toppa é peggiore del buco o, peggio, quel che cura il fegato spegne il cervello. Per cercare di giustificare l’ultimo clamoroso ribaltone di Trump, lo stop alle sanzioni alla Russia, il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha affermato che la decisione é finalizzata all’impatto con l’economia globale. Confermando implicitamente l’allarme del Fondo monetario internazionale sui rischi di insostenibilità del colossale debito pubblico americano.

Secondo il Fondo monetario, la traiettoria del disavanzo pubblico degli Stati Uniti sta crescendo a ritmi tanto vertiginosi che entro il 2031 sfiorerà l’impressionante livello del 5,7% del Pil. Una dinamica che farà schizzare ad oltre mille miliardi di dollari all’anno gli interessi passivi.
A rendere ulteriormente critici gli scenari, gli squilibri strutturali evidenziati dal Fmi non potranno più essere corretti o mimetizzati con manovre di quantitative easing, cioé con politiche monetarie ultra-espansive con le quali le banche centrali emettono nuova moneta e l’acquistano titoli finanziari per aumentare la moneta a debito in circolazione. 
C’è dunque la spada di Damocle della voragine debito dietro l’iniziativa del Presidente Trump che rinnega l’operato e le scelte politiche di Lindsey Graham, scomparso a luglio, considerato uno dei padri del partito repubblicano, ed autore della legge che imponeva le sanzioni a Mosca.
A lasciare perplessi é anche la tempistica della marcia indietro del tycoon: é trascorso poco più di un mese infatti da quando il Lindsey Graham Sanctioning Russia and Iran Act é stato approvato dal Congresso con una maggioranza trasversale di repubblicani e democratici e subito dopo il 18 settembre é stato firmato e promulgato dal Presidente.
Oltre a fare indignare repubblicani e l’opinione pubblica americana, la sospensione delle sanzioni ha sconvolto l’Europa, i paesi occidentali e la stessa Nato, perché consente al boccheggiante Putin di rifiatare finanziariamente e di proseguire la guerra contro l’Ucraina.
Secondo Rubio, invece ,” Trump intende sfruttare il periodo di 60 giorni di sospensione delle sanzioni per analizzarne l’impatto sull’economia mondiale e su quella americana”.

“Ci vuole del tempo per approfondire la questione, considerando l’attuale complessità dello scenario internazionale”, ha precisato il Segretario di Stato, che in merito alle critiche sull’accordo sul gasolio e alle accuse di quanti sostengono che gli Usa stanno rafforzando il Cremlino senza ottenere nulla in cambio, ha replicato sostenendo che “quel diesel verrebbe venduto, in un modo o nell’altro e sarebbe comunque arrivato sul mercato globale. L’unica differenza adesso riguarda la quota che arriverà agli Stati Uniti”, ha concluso Rubio.

Per la stampa Usa anche questa dimostrazione della sindrome del Taco (Trump always chickens out, torna sempre indietro) aumenterà il conto che gli elettori faranno pagare fra 15 giorni al Presidente e ai repubblicani nelle elezioni di midterm del 3 novembre. 
