Dragon strategy: la nuova Cina di Xi Jinping  

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Dragon strategy: la nuova Cina di Xi Jinping 
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Come Mao e più di Mao, la Cina di Xi Jinping si presenta con molte più ambizioni e soprattutto con un’infinità di maggiori di risorse al giro di boa dei 100 anni della fondazione del partito comunista cinese.

“L’economia cinese sarà l’ancora della pace globale ” ha annunciato il Presidente Xi Jinping al Boao Forum la Dovos per l’Asia: trompe l’oeil, miraggio, propaganda o buona percentuale di realtà?

Dragon strategy: la nuova Cina di Xi Jinping 
Xi Jinping

Mentre il mondo segue con crescente preoccupazione gli sviluppi della guerra scatenata dalla Russia di Putin contro l’Ucraina, Pechino si propone come concreto esempio d’interdipendenza e capofila di un’alternativa asiatica al polo statunitense-occidentale, impegnato a neutralizzare il neo zarismo di Mosca.

“Non importa quanto sia cambiato e quanto cambierà il mondo, la Cina insisterà fermamente sulla riforma e l’apertura”, ha specificato il Presidente della Repubblica popolare cinese con un discorso di grande impatto economico strategico.

Per quanto non latore di sostanziali novità sulla linea di politica internazionale di Pechino, l’intervento del nuovo timoniere successore di Mao, fornisce inediti spunti d’osservazione su come la Cina vede il mondo post-guerra ucraina.

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Mao e il Presidente Xi Jinping

“I fatti hanno provato ancora una volta che la mentalità da guerra fredda, l’egemonismo e la politica di potenza finiscono semplicemente per distruggere la pace globale”, ha affermato Xi in collegamento video al cospetto delle centinaia di delegati del forum asiatico. Di grande impatto, per i media e l’opinione pubblica occidentale il richiamo ai principi della Carta delle Nazioni unite che richiedono il ricorso al dialogo e ai negoziati per risolvere i conflitti tra i paesi.

Richiamo sottolineato da Xi Jinping per ribadire  che Pechino “sostiene ogni tentativo di risolvere una crisi attraverso mezzi pacifici, si oppone ai doppi standard, alle sanzioni unilaterali, alle giurisdizioni dal braccio lungo”, cioè l’applicazione di normative nazionali al di fuori della giurisdizione dei paesi.

Lo schema del leader cinese è quello classico della diplomazia di Pechino, ma inquadrato in un nuovo approccio che vede nell’interdipendenza la via per sostenere uno sviluppo di natura principalmente economica, che la Cina di Xi sostiene di vedere come la sua vera vocazione.

Il tutto mentre le altre grandi economie del mondo, a partire dagli Usa, propendono invece verso l’autosufficienza per affrontare la transizione in corso. Come dimostra per esempio, la strategia del “reshoring“, cioé del rientro a casa delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato. In particolare nel settore della  produzione dei semiconduttori.

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Dal punto di vista cinese, tutti i paesi del mondo “sono a bordo della stessa barca” e “ogni tentativo di lanciare in mare qualcuno sarebbe inaccettabile”, perché – ha sostenuto Xi Jinping – “la società internazionale si è sviluppata in una macchina complessa, delicata e organica, che ricadrebbe in gravi difficoltà se uno dei componenti fosse smantellato. Ne verrebbero danneggiati quello che viene smantellato, ma anche lo smantellatore”. Per questo motivo, “nel mondo di oggi ogni unilateralismo ed egoismo estremo sono fondamentalmente insostenibili”.

Se si guarda il mondo dall’osservatorio di Pechino, in effetti, oggi le sfide sono principalmente economiche e sanitarie, a partire dal Covid-19, “saltato fuori” dal nulla o quasi oltre due anni fa proprio in Cina, a Wuhan. Xi ha mantenuto la linea di difesa della strategia “Zero Covid dinamico”, molto criticata in Cina e fuori, che si sta applicando a Shanghai, la metropoli da 25 milioni di abitanti oggi nuovamente in lockdown. “Dobbiamo difendere assieme le vite e la salute dei popoli. La sicurezza e la sanità sono i pre requisiti per lo sviluppo e il progresso umano”, ha affermato il Presidente cinese. “Sono necessari – ha continuato – più duri sforzi perché l’umanità conquisti la sua vittoria finale sul Covid-19”.Dragon strategy: la nuova Cina di Xi Jinping 

La pandemia  sta provocando continui  contraccolpi economici sulla crescita cinese. Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso la stima di crescita della Cina per il 2022, fissandola al 4,4%, quasi la metà rispetto all’8,1 per cento dello scorso anno. Un rallentamento così deciso potrebbe essere un problema per Xi Jinping, che quest’anno dovrà affrontare anche il cruciale appuntamento del Congresso del Partito comunista cinese che lo vede ricandidato a tutto: alla Presidenza, alla segreteria del partito comunista e al vertice delle forze armate.

Saldamente al potere il Presidente resta convinto che “i fondamentali dell’economia cinese – la sua forte resilienza, il suo enorme potenziale, l’ampio margine di manovra e la sostenibilità a lungo termine – rimangano immutati”.

Sullo sfondo mondiale resta tuttavia la contrapposizione fra l’ambizione cinese di diventare il nuovo motore dell’economia mondiale e la potenza economica, finanziaria e scientifica degli Stati Uniti, che assieme all’Europa hanno lanciato il disallineamento (il “decoupling” come viene spesso definito) tra l’economia occidentale e quella di  Pechino. Nonostante la frenata della contrapposizione diretta con Pechino, in considerazione della necessità dell’ appeasement cinese riguardo alle tensioni con Mosca.Dragon strategy: la nuova Cina di Xi Jinping 

D’altronde, Washington sta sfidando l’ascesa cinese anche sul fronte geopolitico. L’alleanza con Gran Bretagna e Australia in chiave anticinese é particolarmente invisa a Pechino che la considera direttamente rivolta contro la sua naturale espansione sul Pacifico.

Un’espansione asiatica cinese, ribattono Australia, Gran Bretagna e Usa, nettamente incentrata non sull’economia, ma esclusivamente sul piano militare.Dragon strategy: la nuova Cina di Xi Jinping 

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