Riforma giustizia e Csm in progress: gli articoli approvati

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Riforma giustizia e Csm in progress: gli articoli approvati
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In primo piano, fra le innovazioni più importanti approvate finora dalla Camera, ma che attendono ancora la ratifica finale da parte del Senato,  figura l’articolo 13 della riforma dell’ordinamento giudiziario, uno dei più criticati dall’Associazione nazionale Magistrati, che attribuisce maggiori poteri al Procuratore della Repubblica nell’organizzazione del suo ufficio.

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L’articolo 13 prevede che il Procuratore predisponga un “progetto organizzativo del proprio ufficio” con “le misure organizzative finalizzate a garantire l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale, tenendo conto dei criteri di priorità “. Tali criteri di priorità devono essere “finalizzate a selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre e definite, nell’ambito dei criteri generali indicati dal Parlamento con legge, tenendo conto del numero degli affari da trattare, della specifica realtà criminale e territoriale e dell’utilizzo efficiente delle risorse tecnologiche, umane e finanziarie disponibili”.

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La Camera ha approvato l’articolo 3 della riforma del Csm che istituisce il cosiddetto ‘fascicolo per la valutazione del magistrato’. “Una proposta di portata storica, che permetterà finalmente di monitorare le attività del singolo giudice o Pm, le loro performance e i loro meriti, ma anche gli errori, le inchieste flop, le sentenze ribaltate e gli arresti ingiusti” ha dichiarato il deputato e vice segretario di Azione, Enrico Costa. “Le proteste delle correnti, che da giorni minacciano lo sciopero, dimostrano come temano di perdere il controllo che detengono grazie a quel 99% di valutazioni di professionalità ‘automaticamente’ positive. Con il ‘fascicolo’ – continua Enrico Costa, già Enrico Costa Ministro per gli affari regionali nei governi Renzi e Gentiloni- si potrà distinguere chi lavora bene e chi lavora meno bene, premiando chi lo merita, anche se non é organico alle correnti”.

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Approvato con 220 voti favorevoli, 53 voti contrari e 92 astenuti l’articolo 12 ,che introduce una “nuova disciplina dell’accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati”. In particolare, si prevede che il passaggio da funzioni requirenti e giudicanti potrà essere effettuato una volta nel corso della carriera entro 9 anni dalla prima assegnazione delle funzioni. Trascorso tale periodo, sarà ancora consentito, per una sola volta: il passaggio dalle funzioni giudicanti alle funzioni requirenti, purché l’interessato non abbia mai svolto funzioni giudicanti penali; il passaggio dalle funzioni requirenti alle funzioni giudicanti civili o del lavoro, in un ufficio giudiziario diviso in sezioni, purché il magistrato non si trovi, neanche in qualità di sostituto, a svolgere funzioni giudicanti penali o miste.

Porte girevoli

Riforma giustizia e Csm in progress: gli articoli approvatiL’Aula di Montecitorio  nel pomeriggio ha approvato gli articoli che introducono un giro di vite sulle cosiddette ‘porte girevoli’. Le modifiche rientrano nell’intesa raggiunta tra maggioranza e governo sugli emendamenti alla riforma Cartabia. Nello specifico, viene introdotto il divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e governativi, come invece è attualmente consentito. Il divieto vale sia per le cariche elettive nazionali e locali che per gli incarichi di governo nazionali o locali. Dunque, c’é l’obbligo di collocarsi in aspettativa (senza assegni in caso di incarichi locali) per l’assunzione dell’incarico, mentre oggi – almeno in alcuni casi – c’è  il  cumulo fra indennità e stipendio. Allo scadere del mandato, i magistrati che hanno ricoperto cariche elettive o incarichi di governo (con un mandato però di almeno un anno) non possono più tornare a svolgere alcuna funzione giurisdizionale. I magistrati candidati in competizioni elettorali ma non eletti, per tre anni non possono tornare a lavorare nella regione che ricomprende la circoscrizione elettorale in cui si sono candidati né in quella in cui si trova il distretto dove lavoravano. Inoltre non posso assumere incarichi direttivi e svolgere le funzioni penali più delicate (pm e gip/gup). I magistrati che hanno svolto ruoli apicali (ad esempio capi di gabinetto, capi dipartimento e segretari generali nei ministeri), dopo un mandato di almeno un anno, dovranno restare per un anno fuori ruolo ed una volta rientrati, per tre anni non potranno ricoprire incarichi direttivi.

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In tema di eleggibilità dei magistrati, l’articolo 15, approvato dalla Camera con 300 voti favorevoli, 54 voti contrari e 16 astenuti prevede, in particolare, che per cariche elettive nazionali, regionali, province autonome di Trento e Bolzano, Parlamento Europeo, e per gli incarichi di assessore e sottosegretario regionale, i magistrati non siano eleggibili nella Regione, in cui è compreso in tutto o in parte l’ufficio giudiziario in cui hanno prestato servizio negli ultimi tre anni.

Responsabilità civile

Bocciato l’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati che ha tenuto banco durante l’iter del provvedimento in commissione, e che é anche oggetto dei referendum di giugno.

Componenti Csm

L’articolo 21 approvato dalla  Camera prevede l’aumento dei componenti, sia togati che laici, del Consiglio superiore della magistratura. I togati saliranno da 16 a 20, mentre i membri laici saranno 10 e non più otto. Gli articoli della riforma sul Csm non rientrano nella delega ma sono direttamente applicativi.

Bocciato divieto cumulo

Amaro durante il dibattito parlamentare il commento della deputata, e magistrata, Giusi Bartolozzi, eletta nelle fila di Forza Italia e poi passata al Gruppo Misto: “C’é un bel che dire di volere operare una riforma della giustizia che stoppi il correntismo, limiti il collocamento fuori ruolo dei magistrati, separi le carriere e poi al contrario in Aula non sostenere gli emendamenti che queste proposte vogliono attuare. L’aula – ha proseguito l’on. Bartolozzi – ha bocciato un emendamento a mia prima firma che eliminava ingiusti privilegi attualmente goduti dai magistrati fuori ruolo che in taluni casi arrivano a percepire 267 mila euro annui. Mi sarei aspettata che tutti i partiti del centrodestra votassero l’emendamento, al contrario ho dovuto registrare il voto favorevole solo di FdI e Italia Viva. Sono profondamente delusa ma la mia battaglia di giustizia continua”, conclude la parlamentare a proposito della mancata approvazione dell’emendamento che intendeva vietare il cumulo di stipendi e indennità.

Cartabia

Significativa a fine giornata la dichiarazione della Ministra della Giustizia Marta Cartabia: “Noi possiamo fare tutte le riforme della giustizia migliori possibili ma alla fine é la qualità delle persone e dei professionisti tutti – avvocati, magistrati, docenti, personale amministrativo – che veramente fa la differenza”.

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