Una verità senza giustizia. Dieci anni ciascumo, é questa la condanna inflitta a tre dei quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani responsabili della morte di Giulio Regeni : il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – per il quale la procura aveva chiesto l’ergastolo – e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, é invece stato assolto.

La delusione e lo sconcerto sono palpabili nell’aula della Corte d’Assise di Roma mentre la Presidente Paola Roja legge il dispositivo della sentenza, che a detta dei legali del giovane ricercatore torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani nel 2016, scalfiscono solo in parte il muro di complicità, collusioni, omertà e favoreggiamento che il Governo egiziano ha opposto a tutte le richieste avanzate con grande determinazione dalla Procura di Roma.

Oltre al retrogusto molto amaro, la sentenza della Corte d’Assise di Roma, potrebbe chiudere inoltre di fatto la complessa vicenda giudiziaria iniziata dopo il ritrovamento del corpo senza vita e orrendamente torturato di Giulio Regeni alla periferia del Cairo.
In base a quanto stabilito dal codice di procedura penale e dalle recenti modifiche introdotte dalla riforma Cartabia, la sentenza sarà inappellabile e subito esecutiva, perché i quattro ufficiali della Sicurezza Nazionale egiziana sono stati processati in contumacia perché l’Egitto non li ha consegnati all’Italia. Nel processo in ‘absentia’, la sentenza non può essere impugnata dal Pubblico ministero né dalle parti civili e diventerà definitiva se gli imputati resteranno irreperibili fino a quando non diverrà esecutiva. L’unico caso in cui il giudizio potrebbe essere riaperto, è che uno degli imputati venga arrestato o si costituisca alle autorità italiane. Solo in questo caso avrebbe diritto a richiedere un processo d’appello. Comunque in attesa delle motivazioni della sentenza, la condanna rende possibile una richiesta di estradizione che appare fin da adesso del tutto vana.

Resta il punto fermo della possibilità di svolgere i processi in contumacia a carico di imputati accusati di tortura sancito dalla Corte Costituzionale su richiesta nel 2023 della Procura della Capitale. La Consulta ha infatti ha stabilito non ci può essere “nessuna immunità per il reato di tortura” e “non è accettabile la paralisi del processo”.

”Dovremo attendere le motivazioni per riuscire ad avere il quadro completo del ragionamento della Corte d’assise, credo si possa dire che la comunque parte sostanziale dell’impianto accusatario ha retto”. Così il Procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi ha commentato la sentenza del caso Regeni .

”Ci sono state tre condanne su quattro anche se non per tutti i reati, per una attività che era stata posta in essere da persone legate allo stato egiziano. Si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante una collaborazione non proficua da parte dell’autorità egiziane. Siamo soddisfatti – ha aggiunto Lo Voi – per avere tirato fuori questo procedimento dal pantano in cui era finito. Siamo riusciti, attivando anche la Corte Costituzionale a procedere ea svolgere un processo davanti ad una corte di assise autonoma ed indipendente in presenza della quale anche gli imputati assenti sono stati egregiamente rappresentati”.
