L’attenzione dei mercati e degli investitori resta focalizzata sulle chances di pace in Ucraina e le tensioni commerciali, con gli occhi puntati su eventuali progressi verso un accordo Usa-Cina.
Washington e Pechino hanno concordato una tregua commerciale, riducendo i rispettivi dazi al 10% sui prodotti americani e al 30% su quelli cinesi. La tregua dovrebbe scadere domani. Mentre i negoziati tra i due Paesi continuano per estenderla.
La decisione finale dipenderà da Donald Trump, che punta tra le altre cose a interrompere l’acquisto di petrolio russo da parte della Cina per portare Vladimir Putin ad accettare il cessate il fuoco in Ucraina.
La situazione con Pechino resta tesa, dopo che il ministero degli Esteri ha affermato che e’ “legittimo e lecito per la Cina condurre una normale cooperazione economica, commerciale ed energetica con tutti i paesi del mondo, compresa la Russia”.
Sul fronte geopolitico il focus é incentrato sul vertice di Ferragosto in Alaska fra Trump e Putin e forse, ma molto in forse, con una qualche forma di partecipazione del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Putin Trump e Zelesnky
In vista del vertice, i Paesi europei si sono mobilitati per bloccare ogni ipotesi di accordo di pace che comporti la cessione di territori ucraini senza il coinvolgimento di Kiev. Sabato un funzionario della Casa Bianca ha riferito che Trump é disponibile a far partecipare il Presidente ucraino, ma che al momento i preparativi sono per un incontro bilaterale con Putin.
Negli Stati Uniti, i dati macro chiave della settimana includono il rapporto di domani sull’indice dei prezzi al Consumo di luglio per valutare l’impatto dei nuovi dazi.
L’inflazione complessiva dovrebbe accelerare al 2,8%, il massimo in cinque mesi, mentre la componente core dovrebbe salire al 3%, al top da cinque mesi. Seguiranno, giovedì, i dati sui prezzi alla produzione, con un Ppi primario e core che dovrebbero salire dello 0,2% su base mensile dopo lo stallo di giugno. Sempre negli States, le vendite al dettaglio sono probabilmente cresciute dello 0,5%, in leggero calo rispetto al balzo dello 0,6% di giugno, mentre la produzione industriale dovrebbe essere scesa dello 0,2%.
Si prevede infine che l’indice della fiducia dei consumatori dell’Universita’ del Michigan migliorerà.
In Europa fari su sull’indice tedesco del clima economico Zew, che dovrebbe scendere dal livello piu’ alto da febbraio 2022, mentre i prezzi all’ingrosso dovrebbero aumentare per il secondo mese.
La produzione industriale dell’area euro é probabilmente diminuita a giugno dopo il rimbalzo di maggio e il blocco pubblicherà la sua seconda stima del Pil del II trimestre.
Svizzera, Polonia e Russia pubblicheranno i dati iniziali del Pil e i dati finali sull’inflazione sono attesi per le principali economie.
Nel Regno Unito c’é attesa per il report sull’occupazione e il Pil del secondo trimestre, insieme ai dati mensili di giugno, alla produzione manifatturiera e alla bilancia commerciale.
Intanto in Cina i dati hanno mostrato che i prezzi al consumo sono rimasti stabili su base annua a luglio, superando le aspettative di un calo dello 0,1% e dopo un aumento dello 0,1% a giugno.
I prezzi dei beni non alimentari sono aumentati, sostenuti dai sussidi ai beni di consumo di Pechino, mentre quelli dei prodotti alimentari sono diminuiti drasticamente. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo é aumentato dello 0,4%, il massimo da gennaio, superando le previsioni dello 0,3% e invertendo il calo dello 0,1% registrato a giugno.
In tema di banche centrali, il Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, é tornato a parlare del profilo del prossimo Presidente della Federal Reserve, che a suo parere dovrebbe essere una persona “in grado di analizzare l’intera organizzazione”, poiché la missione della banca centrale ha incluso così tanti aspetti al di fuori della politica monetaria da mettere a rischio la sua indipendenza.
In un’intervista al quotidiano giapponese Nikkei, Bessent ha affermato che serve qualcuno con un pensiero lungimirante e che non “si affidi ai dati storici”.
Scott Bassent
E ancora: deve essere “qualcuno che abbia la fiducia dei mercati oltre alla capacità di analizzare dati economici complessi”, ha detto rispondendo a una domanda sulle qualità che il prossimo capo della Fed dovrebbe possedere.
Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio sono in calo sui mercati asiatici, in un contesto di prospettive di un accordo di pace tra Russia e Ucraina che potrebbe attenuare le interruzioni dell’approvvigionamento globale.
I future sul Wti perdono lo 0,7% a 73,43 dollari al barile, quelli sul Brent cedono lo 0,52% a 66,24 dollari ed entrambi i benchmark si attestano al livello più basso degli ultimi due mesi.
Calano anche i prezzi dell’oro, scesi sotto i 3.380 dollari l’oncia, con gli investitori in attesa di chiarimenti dall’amministrazione Trump sulla sua politica tariffaria per i lingotti.
L’incertezza deriva dalla notizia emersa venerdì scorso di una sentenza della US Customs and Border Protection che stabilisce che i lingotti d’oro da 1 kg e 100 once sono soggetti a dazi, contrariamente alle aspettative degli operatori che prevedevano l’esenzione dei metalli preziosi.
I lingotti hanno guadagnato l’1,1% la scorsa settimana, sostenuti dalla domanda di beni rifugio in un contesto di persistenti preoccupazioni commerciali, nonché dalle crescenti scommesse sui tagli dei tassi di interesse della Fed quest’anno.