Il Premier si dimesso, viva il nuovo Premier, il 56enne Andy Burnham il primo cattolico dallo scisma anglicano di Enrico VIII risalente a cinque secoli addietro.
L’Inghilterra cambia pagina, ma sfoglia ancora il voluminoso cahiers de doléances, l’elenco delle doglianze del decennale della Brexit.

Con classe e fair play Sir Keir Starmer ha rassegnato le dimissioni. “Garantirò un passaggio di potere ordinato – ha assicurato nel discorso d’addio davanti a Downing Street – e darò al mio successore il mio pieno e incondizionato sostegno. Erediterà una Gran Bretagna molto più forte di quella che ho ereditato io due anni fa, più preparata alle sfide future e meglio in grado di garantire al Partito Laburista un secondo mandato”.

A parte il fragile profilo economico e sociale, complessivamente il bilancio dei due anni di governo é positivo. Starmer é stato un buon Primo Ministro, convinto dell’essenzialità di un riavvicinamento con l’Europa, ma sì é lasciato condizionare dall’establishment del partito laburista nella gestione della difficile congiuntura economica e soprattutto é incappato nello scandalo della nomina ad ambasciatore britannico a Washington di Peter Mandelson, amico e assiduo frequentatore del magnate e pedofilo americano Jeffrey Epstein. L’emorragia elettorale e le faide interne del Labur Party hanno fatto il resto, rendendo insostenibile la sua premiership.



