L’Iran è attraversato da un orribile fiume di sangue. Sarebbero almeno 12 mila, ma si teme che superino i 20 mila, le vittime della feroce repressione delle proteste popolari contro il regime degli ayatollah.
E’ il bilancio purtroppo molto per difetto stilato da “Iran International”, l’emittente dell’ opposizione con sede a Londra.
La maggior parte dei manifestanti uccisi ha meno di 30 anni. Soltanto a Teheran le vittime sarebbero oltre 3 mila.
Il dato proviene da un’analisi indipendente realizzata sulla base di diverse fonti di intelligence, tra cui due nell’ufficio presidenziale e una vicina al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, oltre a resoconti provenienti dall’interno delle guardie della rivoluzione, da testimonianze oculari di familiari e amici delle vittime e da resoconti medici. I massacri vengono compiuti soprattutto dai pasdaran e dagli agenti del Basij, la forza paramilitare legata al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, spesso impiegata nella repressione.
L’organizzazione non governativa “Hengaw”, riferisce che una delle persone arrestate, un manifestante di 26 anni di nome Erfan Soltani, sarà giustiziato per impiccagione nelle prossime ore. “Iran International” ha rilanciato la notizia che a dare l’ordine di sparare contro la folla sia stata direttamente la stessa guida suprema, l’ayatollah Alì Khamenei. E che le stragi siano “totalmente organizzate” il che esclude totalmente la narrazione di scontri “casuali”.
Secondo una fonte citata dalla “Bbc”, le forze di sicurezza hanno sparato anche su civili che non partecipavano a nessuna manifestazione nella città di Fardis, nella Provincia di Alborz, vicino a Teheran.
I testimoni citati dalla “Bbc” affermano che le forze dell’ordine, in uniforme e a bordo di motociclette, hanno sparato contro i manifestanti ma anche contro residenti non coinvolti nelle proteste.
Il quotidiano massacro di giovani manifestanti e cittadini é accentuato anche dall’attesa finora vana di un intervento delle forze speciali americane per disarticolare le forze di sicurezza iraniane protagoniste della spietata repressione.
Un’attesa sempre più insanguinata dopo che il presidente Donald Trump ha scritto sui social: “Patrioti iraniani, continuate a protestare – prendete il controllo delle vostre istituzioni. L’aiuto e’ in arrivo!!!” ed ha concluso l’appello con la Miga, Make Iran Great Again”.
Da qualche ora Trump é intanto riunito nella situation room, il centro operativo di gestione d’intelligence e comunicazione nei sotterranei della Casa Bianca, con i suoi principali consiglieri, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio ed il capo del Pentagono, Pete Hegseth.
Non é ancora chiaro quale tipo d’intervento sarà ritenuto più efficace e se sarà attuato. Tra le possibili azioni vi sono i rafforzamenti satellitari della connessione internet per i cittadini, attacchi informatici, ma anche attacchi diretti contro i quartier generali del regime.
“Qualunque tipo d’attacco, purché attacchiate” é la disperata richiesta rivolta a Washington dai dissidenti iraniani all’estero per interrompere il massacro di un’intero popolo in rivolta. 
