Suona quasi come un’anatema la lettera aperta ai fedeli scritta da oltre 35 Vescovi cattolici brasiliani che definiscono la candidatura di Flávio Bolsonaro una “minaccia frontalmente l’esistenza della democrazia, la sovranità nazionale e la pratica del bene comune”.

A tre giorni dal voto presidenziale a lettera aperta elenca le criticità riscontrate dai Vescovi nel candidato definitosi trumpiano che, sostengono, “si è sempre opposto alla settimana corta e nega il riscaldamento globale “, che “promette la sottomissione del Brasile agli Stati Uniti”, e intende “consentire un ampio accesso alle armi”, come fece “il padre durante il suo governo” e “non riconosce la crisi climatica e nega i problemi ecologici”.
Al primo turno elettorale, il 5 ottobre, Flávio Bolsonaro, senatore di destra e primogenito dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che sta scontando una dura condanna in carcere per un tentativo di golpe, ha ottenuto il 47% dei voti, superando di poco il presidente uscente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, fermo al 45%.
Ma in questi giorni Lula ha recuperato il distacco ed ora secondo i sondaggi sarebbe ad un’incollatura dall’avversario. Alla vigilia del voto di domenica per i sondaggi sarebbe anzi un testa a testa. Secondo le rilevazioni dell’istituto Datafolha Lula e Bolsonaro sono fift fift , al 50% dei voti ciascuno.


