La fine del mondo muove silenziosamente negli abissi degli oceani e nei fondali oltre il limite delle acque territoriali. 
Ohio, Belgorod, Los Angeles, Typhoon, Seawolf, Akula, Vanguard, Le Triomphant: la catastrofe atomica si presenta con i nomi di città, stati, lupi di mare, avanguardie e condottieri vittoriosi che campeggiano sugli enormi scafi di sottomarini grandi come corazzate, armati di missili nucleari balistici in grado di distruggere metropoli e intere nazioni. Sommergibili atomici in grado di navigare o di attendere immobili sui fondali per anni, senza mai emergere.
La frase dal tono apparentemente goliardico, come se si trattasse di una battaglia navale scolastica, del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha accennato allo spostamento verso la Russia di due sottomarini nucleari, ha aperto uno squarcio sul contesto poco conosciuto della centralità dei sottomarini nella deterrenza atomica fra le superpotenze. 
La deterrenza che consiste negli attacchi che non comportano possibilità di difesa, in caso di uno scellerato first strike, perché scattano dai sommergibili nucleari posizionati a poca distanza dalle coste dei paesi da colpire, in modo da azzerare i tempi di intercettazione della raffica di missili balistici lanciati.
In totale, si stima che nel mondo esistano circa 400 sottomarini nucleari. I paesi con il maggior numero di tali sottomarini sono gli Stati Uniti (72: Classi Ohio e Los Angeles) la Russia (45: classi Akula e Yasen) seguiti da Cina (14: classi Xia e Jin) Regno Unito (11: classe Vanguard) Francia ( 10: classi: Triomphant e Rubis) e India ( 2: classi Arihant e Arighan).

Sul quotidiano inglese The Guardian, alcuni analisti della sicurezza hanno definito la mossa di Trump “un’escalation retorica con Mosca, ma non necessariamente militare, dato che gli Stati Uniti hanno già sottomarini atomici schierati e in grado di colpire la Russia”.
Ma anche Mosca ha da anni numerosi sommergibili nucleari posizionati sulle due sponde oceaniche dell’America, in grado di colpire tutti gli obiettivi strategici militari Usa, a cominciare dal Norad a Colorado Spring, il cinematografico Comando Nordamericano di Difesa aerospaziale.

Dal 2022 la marina russa dispone in particolare del più grande sommergibile atomico del mondo, il Belgorod, lungo 184 metri, come due campi di calcio, 25 tonnellate di stazza, velocità di immersione di 32 nodi, in grado di lanciare giganteschi siluri a testata nucleare, capaci di viaggiare sott’acqua a 76 nodi all’ora (oltre 140 km) e in grado di distruggere tutta la costa atlantica o pacifica, provocando inoltre colossali tsunami.
Gli Stati Uniti che contano sugli altrettanto potenti sommergibili delle classi Ohio e Los Angeles, da 175 metri e un arsenale 24 missili atomici intercontinentali su ogni unità, disporranno a breve della modernissima classe Columbia. 
Oltre alla storica esperienza marinara, l’Inghilterra e la Francia schierano nel Mediterraneo e in tutti gli oceani le classi Vanguard, che sta per essere avvicendata da 12 sommergibili di ultima generazione Dreadnought, e Triomphant. Mentre le marine militari della Cina e dell’India monitorano soprattutto l’area indo asiatica.
A questa micidiale flotta stanno per aggiungersi inoltre 8 sottomarini australiani a propulsione nucleare nell’ambito dell’accordo con Stati Uniti e Regno Unito. 
Nella strategia della deterrenza della fine del mondo, nell’ambito della cosiddetta triade nucleare, composta dai missili intercontinentali IRBM e ICBM lanciati da silos sotterranei e dalle bombe nucleari sganciate dai bombardieri strategici, i sottomarini atomici sono considerati i sistemi più sicuri per un inesorabile second strike.
Una garanzia che per l’Occidente, rispetto alla Russia e alla Cina, é assoluta perché assomma alla flotta sottomarina degli Stati Uniti, quella della Royal Navy britannica, della Marine Nationale francese e della Royal Australian Navy, delle quali é pressoché impossibile individuare tutte le unità prima che lancino i loro missili distruttivi.


