Nuovi scenari di guerra attorno all’Iran. Alle accuse lanciate a Teheran dall’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu Mike Waltz di continuare ad arricchire l’uranio al 60 per cento, un livello che, secondo Washington, “non ha alcun credibile scopo civile”, ma solo l’obiettivo di realizzare ordigni nucleari, hanno fatto seguito le notizie della nuova mobilitazione militare Usa contro il regime degli ayatollah.
Contenitori di uranio arricchito nei bunker sotterranei iraniani
Il Pentagono ha confermato l’invio in Medio Oriente di un terzo gruppo d’attacco aeronavale formato dalla portaerei Theodore Roosevelt , dal gruppo Makin Island, composto da tre navi anfibie con a bordo i Marines della 13ma Unità di Spedizione, e da ulteriori mezzi del Corpo dei Marines. Nell’area incrociano già le portaerei, la George Bush e la George Washington e se quest’ultima dovesse rimanere dopo l’arrivo della Roosevelt, per la prima volta tutt’attorno all’Iran opererebbero tre gruppi d’attacco di portaerei in grado di scatenare la nuova offensiva minacciata da Trump dopo le elezioni Usa di midterm dei primi di novembre.
Il blocco navale americano ha completamente isolato l’Iran e costretto le petroliere e le navi portacointener della Repubblica Islamica ad ancorarsi al largo delle coste dello Sri Lanka e della Malaysia.
Il Presidente americano ha nuovamente reiterato le minacce contro il regime degli ayatollah dopo il fallito dirottamento del volo Flydubai da parte del coopilota estremista islamico. “ Colpiremo molto duramente se dovesse emergere il coinvolgimento di Teheran nell’attacco sventato all’aereo”, ha affermato il tycoon.
La constatazione che Iran sia giunto al punto di rottura preoccupa tuttavia gli analisti dell’intelligence che temono colpi di coda dei pasdaran, con attacchi alle basi americane in Medio Oriente e alle infrastrutture petrolifere dei paesi del golfo.