Mosca o Kiev ? Vladimir Putin oppure Volodymyr Zelensky ? Chi scriverà la storia dell’invasione dell’Ucraina?
Non certo i russi e neanche europei e americani. La cronaca dei massacri quotidiani, delle devastazioni e dell’ecatombe di un intero popolo subiti dall’Ucraina hanno già cominciato a scriverla e la completeranno gli stessi ucraini.
A prescindere dalla tradizionale definizione che la storia la scrivono i vincitori. Perché prima ancora che militarmente i veri vincitori morali e storici della catastrofe umanitaria in corso da oltre un mese da Kiev a Mariupol, da Kharkiv a Odessa a Kerson, sono nettamente gli ucraini, che stanno dando al mondo intero l’esempio di come si difende il proprio paese. La storia sta comunque presentando il conto tanto a Mosca, quando all’Occidente che alla Cina e all’India.
Studia il passato se vuoi prevedere il futuro, affermava non a caso Confucio. Ed il passato per Putin ha un duplice aspetto: quello dello spartiacque del 9 maggio, settantasettesimo anniversario della “giornata della vittoria” in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Ricorrenza alla quale il Presidente russo non solo si presenta dalla parte sbagliata, quella dell’invasore, ma soprattutto in veste di perdente o quanto meno di mancato vincitore. E quel che peggio con un lunghissimo elenco di migliaia e migliaia di soldati russi morti in una guerra non dichiarata. Morti letteralmente invano.



L’ossessione censoria del regime di Mosca nei confronti dell’informazione si spinge ora anche oltre la Russia. Lo dimostra il singolare esposto denuncia presentato personalmente dall’Ambasciatore a Roma, Sergei Razov, alla Procura della Repubblica nei confronti della Stampa di Torino per presunta “istigazione a delinquere e apologia di reato” in relazione ad articoli critici sul destino del Presidente russo. Un plastico esempio dell’assoluta mancanza di democrazia nella Russia di Putin. Un esempio che amplifica l’effetto tragicomico e patetico del sedicente exploit della popolarità del leader del Cremlino, che secondo i media di regime sarebbe salita addirittura al 77,9%. Lo riferisce Interfax citando il Russian Public Opinion Research Center.
