Non c’è solo l’oro, schizzato stamattina a 103,39 euro al grammo. Gli investitori guardano anche con crescente interesse al mercato dei metalli industriali che si dimostra sempre più remunerativo.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, i rendimenti da inizio anno sono positivi, in netta controtendenza rispetto al calo di energia e prodotti agricoli.
Alla base dell’exploit del mercato dei metalli industriali vi sono due fattori: la domanda globale, più robusta delle attese nonostante i dazi americani, le prospettive di medio-lungo termine, che vedono la richiesta di metalli trainata non più soltanto dalla transizione verde ma soprattutto dall’esplosione dell’intelligenza artificiale e dei data center.
lingotti di rame
Per questo, nonostante fasi cicliche di volatilità e temporanee correzioni, i prezzi sono destinati a rimanere sostenuti e ad alimentare una nuova “era dei metalli”, con il rame che oscillerà fra 10.000 e 10.800 dollari la tonnellata, con possibili punte fino a 11.500 dollari in scenari di offerta compressa.
lingotti di alluminio
L’alluminio dovrebbe attestarsi in area 2.600-2.850 dollari/t, lo zinco tra 2.900 e 3.200 dollari/t, mentre il nickel, oggi intorno ai 15.100-15.300 dollari, resterà il metallo più volatile, con una forchetta attesa 14.000-17.000 dollari/t a seconda delle mosse dell’Indonesia, che controlla oltre metà della produzione mondiale.
Il consumo energetico dei data center potrebbe aumentare di oltre 12 volte entro il 2050, fino ad assorbire quasi un quinto dell’attuale domanda mondiale di elettricità. Una trasformazione che implicherà un massiccio ricorso a rame e alluminio per cavi, trasformatori e linee di trasmissione.
Parallelamente, l’incidente di settembre alla maxi-miniera di Grasberg in Indonesia, la seconda miniera più grande al mondo – dalla quale si ricava circa il 3% della produzione mondiale – ha indotto revisioni al ribasso delle previsioni di offerta per il biennio 2025-2026, alimentando i timori di deficit strutturali.
lingotti di zinco
Per il rame, considerato barometro dell’economia globale, il premio senza precedenti che si era aperto nei mesi scorsi tra il Comex di New York e il London Metal Exchange si é ridimensionato dopo che l’amministrazione Trump ha escluso il metallo raffinato dai dazi più pesanti, ma le scorte restano elevate e la volatilità é destinata a perdurare.
Alluminio e zinco beneficiano invece di dinamiche più equilibrate: il primo sostenuto dai prelievi di scorte e dai tagli produttivi dovuti all’alto costo dell’energia, il secondo appoggiato alla domanda dell’acciaio e delle costruzioni, pur con una maggiore esposizione al ciclo economico.
Diverso il caso del nickel, zavorrato da un eccesso di offerta indonesiana, con capacità produttiva in ulteriore crescita fino a 2 milioni di tonnellate al 2026. Gli operatori non escludono, però, rimbalzi violenti dei prezzi in caso di restrizioni improvvise all’export da parte di Giacarta.
Nel breve periodo – tra fine 2025 e primo trimestre 2026 – le quotazioni potrebbero risentire delle distorsioni legate alle politiche commerciali e dell’accumulo di scorte negli Stati Uniti, toccando un “minimo tecnico” subito dopo il Capodanno lunare cinese, a metà febbraio 2026.
Nel lungo periodo, però, il trend resta improntato al rialzo, perché dieci anni di sotto-investimenti nel settore minerario e nel riciclo hanno lasciato un’offerta insufficiente rispetto a una domanda che, sia spinta dal “green” sia dall’intelligenza artificiale, continuerà a crescere.