Torna in Commissione la pratica del Csm per il posto di Procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Una decisione votata a maggioranza, fra polemiche e accuse incrociate, dal plenum con 17 consiglieri favorevoli, 10 contrari e due astenuti.
A favore del ritorno in Quinta Commissione si sono espressi, tra gli altri, i consiglieri togati di AreaDg e Unicost, il consigliere indipendente Roberto Fontana, la togata di Md Domenica Miele, il laico Ernesto Carbone e alcuni laici di centrodestra.
Contrari i sette consiglieri di Mi, Paola D’Ovidio, Edoardo Cilenti, Maria Vittoria Marchianò, Maria Luisa Mazzola, Bernadette Nicotra, Eligio Paolini e Dario Scaletta, che hanno definito il riesame della pratica pretestuoso.
Sebastiano Ardita
Eugenio Fusco
Lo scorso 28 aprile dalla V Commissione era arrivata una doppia proposta per la nomina di procuratore aggiunto della Dna, con i voti dei due laici di centrodestra Felice Giuffré, Enrico Aimi e il togato di Mi Eligio Paolini per Sebastiano Ardita, attualmente procuratore aggiunto a Catania ed ex componente del CSM, ed un voto da parte del togato di AreaDg Maurizio Carbone per Eugenio Fusco, che ha coordinato il gruppo della procura di Milano che si occupa di cybercrime e reati informatici. Una competenza specifica che rientra in quella della Dna. Nel voto in Commissione si erano astenuti i consiglieri Domenica Miele e Marco Bisogni.
Il dibattito in plenum si é aperto con la proposta, illustrata dal togato di Unicost Michele Forziati, di ritorno in Commissione della pratica per ”un approfondimento di tipo tecnico” alla luce anche di alcune osservazioni arrivate da un’altra candidata, la sostituta Procuratrice alla Dna, Franca Imbergamo, che non era stata proposta, e di una recente sentenza del Consiglio di Stato. Magistrato di lunga e prestigiosa esperienza antimafia, Franca Imbergamo, ha fatto riferimento nelle osservazioni presentate al Csm alla differenza di sei anni nell’esperienza maturata presso le Dda e la Dna, la cosiddetta valenza selettiva prescritta dall’art. 24, comma 1 del Testo unico della dirigenza giudiziaria, nonché agli esiti di una specifica sentenza del Consiglio di Stato su un caso analogo.
Franca Imbergamo
A favore al ritorno in Commissione si é espresso anche il consigliere togato di AreaDg Marcello Basilico e la consigliera Miele, secondo la quale anche alla luce di questa recente sentenza é necessario un riesame ”per rafforzare le rispettive proposte”.
Di parere contrario invece al ritorno in Commissione, il presidente della Quinta Commissione Felice Giuffré.
Approvata a maggioranza la pratica torna ora in Commissione per riapprodare in plenum nelle prossime settimane, ma la decisione del plenum ha suscitato polemiche e proteste.
Il sostituto Procuratore della Dna ed ex componente del Csm Nino Di Matteo ha dichiarato che “il Consiglio superiore non ha ancora superato le logiche del potere”.
Nino Di Matteo
Secondo Di Matteo, da anni in prima linea nella lotta a cosa nostra e più volte minacciato di morte dalla mafia: “ l’autogoverno, specialmente dopo il referendum nel quale tutti ci siamo impegnati a respingere la riforma della politica, deve, ancor più di prima, adoperarsi per essere realmente credibile. La vicenda della nomina del Procuratore aggiunto della DNA presenta aspetti che lasciano senza parole. Prima le lungaggini, poi il tentativo di far prevalere l’esperienza di cybercrime su quella antimafia, adesso il ritorno in Commissione argomentato da alcuni consiglieri facenti parte della stessa commissione e che, quindi, avrebbero potuto rilevarli in quella sede” .