Sarà la Corte Costituzionale a decidere se debba slittare o meno la data del Referendum, confermata dal Consiglio dei Ministri per il 22 e 23 marzo.
All’indomani della decisione della Cassazione di ammettere la nuova formulazione del quesito referendario, il Governo ha infatti deliberato esclusivamente di “precisare il quesito relativo al Referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 nei termini indicati dall’ordinanza della Corte di Cassazione, fermo restando lo stesso decreto”.

Secondo l’interpretazione di vari costituzionalisti, fra i quali il Prof. Michele Ainis “la rimodulazione del quesito decisa dalla Suprema Corte riguarda invece oggettivamente anche la data della consultazione incorporata nel decreto che indice il referendum col quesito che viene modificato”.
Il che determina da parte del comitato dei Volenterosi che ha raccolto le 500 mila firme per il nuovo quesito, la possibilità di sollevare un conflitto d’attribuzione davanti alla Corte Costituzionale.
Fra le tante dichiarazioni dei Comitati del No e del Si, spicca la sibillina valutazione dell’Avvocato Gian Domenico Caiazza, Presidente dell’Unione delle Camere Penali che scandisce: “ Il Comitato Sì é del tutto indifferente al tema della data del voto e confida che la decisione assunta dal governo sia frutto di una riflessione accurata e tecnicamente ineccepibile”.

