Riforma elettorale e parlamento uno e trino

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Riforma elettorale e parlamento uno e trino
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“Più che una riforma elettorale è una legge gambero”: nel cortile di Montecitorio, trasformato per così dire nella sede estiva del Transatlantico, occupato dalle postazioni anticovid dei deputati, la legge elettorale viene definita una legge gambero perché dall’inizio della legislatura ha l’andatura tipica dei gamberi, due passi avanti e uno indietro. Gli ultimi sussulti elettorali sono connessi  alla proposta di riforma istituzionale elaborata dal Pd.

La definizione più originale la sfodera Stefano Ceccanti, capogruppo dem in commissione Affari costituzionali della Camera. “La riforma – dice Ceccanti- delinea un Parlamento uno e trino“.

Parlamento uno, perchè in seduta comune darà e toglierà la fiducia al governo, si esprimerà sulla legge di Bilancio, sull’autorizzazione all’indebitamento, sulla conversione dei decreti legge, sulle ratifiche dei Trattati internazionali, sulle comunicazioni del presidente del Consiglio prima e dopo i Consigli europei.

Parlamento trino perché in un contesto di bicameralismo temperato, prevede un Senato integrato da 21 rappresentanti delle Regioni che si pronuncerà sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sui territori ed eserciterà i poteri oggi in capo alla commissione bicamerale per le Questioni regionali, che viene abolita.

La Camera invece procederà all’approvazione in via definitiva di tutti i disegni di legge, esclusi quelli riservati al Parlamento in seduta comune, nonché quelli relativi a leggi di revisione della Costituzione, alle altre leggi costituzionali e alle leggi elettorali, approvati paritariamente da ciascuna Camera.

La proposta del Pd prevede cioè il superamento del bicameralismo perfetto affidando al Senato poteri esclusivi e ampliando i poteri del Parlamento riunito in seduta comune. Oltre all’introduzione della sfiducia costruttiva, si vuole poi attribuire al Presidente della Repubblica il potere di revoca dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio.Riforma elettorale e parlamento uno e trino

Il Partito democratico, sottolinea il Segretario Nicola Zingaretti  “si assume la responsabilità di avviare un nuovo fronte riformatore” e dopo la vittoria del Si al referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari, apre il capitolo del superamento del bicameralismo. L’obiettivo- ribadisce Zingaretti è quello di “rendere più efficace ed efficiente la macchina dello Stato”.

Il segretario dem ha reso noto che inizierà presto un confronto con le altre forze di maggioranza, mentre Forza Italia ha già espresso disponibilità e da Salvini e Meloni non è  arrivata una “chiusura pregiudiziale”.

Zingaretti insiste anche sulla legge elettorale e stoppa le discussioni sullo sbarramento del 5%, risultato di un confronto politico molto serrato durato mesi e che rappresenta, afferma, un “giusto compromesso tra una legge proporzionale che contiene forti correttivi di carattere maggioritario, che permetterà  di dare stabilità al Parlamento e maggioranze certe”.

“Lo sbarramento al 5%” -insiste – “é una delle condizioni per poter andare avanti”. Complessivamente proposta di riforma  prevede il superamento del bicameralismo perfetto affidando al Senato poteri esclusivi e ampliando i poteri del Parlamento riunito in seduta comune. Oltre all’introduzione della sfiducia costruttiva, si vuole poi attribuire al Presidente della Repubblica il potere di revoca dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio.Riforma elettorale e parlamento uno e trinoforma elettorale e parlamento uno e trino

La strada dell’approvazione della legge elettorale affronta subito le curve dei dissenzi all’interno della maggioranza: “continuiamo a ritenere preferibile un sistema elettorale proporzionale con un correttivo antiframmentazione più ragionevole e quindi inferiore al 5 per cento” afferma Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera. “E’ comunque  interesse di tutti -aggiunge Fornero- approvare in tempi ragionevoli una nuova legge elettorale proporzionale mettendo in sicurezza la Costituzione che con il Rosatellum a nostro giudizio non lo è”.

“Quanto al progetto di riforma costituzionale presentato dal Pd” precisa  Fornaro “a titolo personale, dico non mi convince la differenziazione di materia tra Camera e Senato mentre è molto interessante l’innovazione dell’utilizzo dello strumento del parlamento in seduta comune per approvare, ad esempio, la conversione dei decreti e delle leggi di bilancio. Questo domani sarà possibile con 600 parlamentari, mentre ora con 945 non è praticabile”.Riforma elettorale e parlamento uno e trino

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