Nuvole basse. Giornata cupa, a tratti piovosa a Kijv. Alla messa mattutina nella Chiesa ortodossa di Sant’Andrea, una delle dieci cattedrali della capitale ucraina, anziani fedeli accendono candele davanti al kanun, il candelabro per i defunti di fronte alla Croce.
E’ un giorno di lutto e di dolore in memoria di padri, mariti, figli e fratelli deceduti combattendo in difesa della patria contro gli invasori russi. I bombardamenti della notte, la temperatura rigida e il cielo plumbeo ricordano l’alba del 24 febbraio di quattro anni addietro. Un’alba caratterizzata da un “silenzio irreale” interrotto dai suoni delle esplosioni in lontananza e delle sirene antiaeree.
Si avverte un senso d’angoscia commemorativa di un giorno che non può ancora essere consegnato alla storia, ma rappresenta già il monito di un presente tormentato e opprimente. 
In una intervista al Financial Times il Presidente Volodymyr Zelensky ha affermato che Russia e Ucraina sono all’inizio della fine del più grande conflitto europeo dalla seconda guerra mondiale, ma ha esortato Washington a guardare oltre i “giochi” negoziali di Vladimir Putin.
“L’Ucraina ha bisogno di un cessate il fuoco: ieri, oggi, domani. Non abbiamo bisogno di una pausa. Abbiamo bisogno della fine della guerra” ha esclamato Zelesky, che é intervenuto in video collegamento alla sessione plenaria del Parlamento europeo. “Spero – ha detto rivolgendosi agli europarlamentari – che Donald Trump venga in visita a Kijv. Solo visitando l’Ucraina e vedendo con i propri occhi la lotta si può capire veramente di cosa si tratta”.






