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Trump: l’America sono io

L’Unione sono io, dice in sostanza Donald Trump nell’interminabile discorso a reti unificate davanti al Congresso. Una trumpeide tutta business, power and influence.

“La nostra nazione é tornata. Più grande, più ricca, più forte che mai. Il nostro Paese é tornato a vincere, anzi: vinciamo così tanto che non sappiamo che farne” ha esordito per poi passare all’elencazione dei successi in economia e politica estera. Trump: l'America sono io

“Forse vuole battere il record di Fidel Castro”, bisbiglia un parlamentare democratico alludendo ai discorsi fiume del leader cubano che duravano in media da due a tre ore, quando Trump supera abbondantemente l’ora d’intervento per poi concludere a poco più di 107 minuti.

Cuore del discorso l’andamento dell’economia, tema su cui la Casa Bianca é fra l’incudine e il martello dell’opinione pubblica a causa delle crescenti difficoltà dei cittadini per l’aumento del costo della vita. Ignorando il marasma dei dazi, il tycoon ha rivendicato invece il successo delle sue politiche protezionistiche enumerando gli  ingenti introiti, “per centinaia di miliardi di dollari” ha precisato, la crescita dell’occupazione e un aumento del 12% dell’indice Dow Jones.

L’unico accenno alla sonora bocciatura dei dazi e alla insidiosa evidenziazione di avere abusato dei poteri presidenziali decretati dalla Corte Suprema, é quando ha definito la sentenza ”sfortunata” e ”totalmente sbagliata”, evitando di attaccare personalmente i componenti della Corte Suprema, quattro dei quali erano seduti in prima fila dinnanzi a lui.

Trump: l'America sono io
Giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti che seguono impassibili il discorso di Trump

Altro grande successo rivendicato é quello del contrasto all’immigrazione clandestina, con annessa espulsione degli illegali. Ma a questo punto é stato interrotto dalla deputata democratica del Minnesota, Ilhan Omar, che gli ha urlato contro di essere un bugiardo e di aver ucciso cittadini statunitensi, facendo riferimento a Nicole Good e a Alex Jeffrey Pretti uccisi a Minneapolis dalla milizia anti clandestini.

Il clima si è ulteriormente surriscaldato quando un altro deputato democratico del Texas, Al Green, ha mostrato un cartello con scritto: “I neri non sono scimmie”, in relazione al video razzista su Obama e la moglie condiviso dal presidente sui social. Green é stato immediatamente accompagnato fuori dall’aula, ma il trambusto ha reso palpabile la profonda frattura politica e razziale ormai apertasi nel Paese.

L’unica parte non propagandistica del discorso sullo Stato dell’Unione é quello riguardante l’Iran, che ha assunto anzi il tono di un ultimatum al regime degli ayatollah, stretto d’assedio da un formidabile dispositivo aereonavale degli Stati Uniti pronto a scatenare l’attacco.  “Preferisco risolvere la questione con la diplomazia, ma una cosa é certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare o perché ha già sviluppato missili che possono colpire l’Europa e gli Stati Uniti” ha affermato Trump.  Trump: l'America sono io

Ultimatum mimetizzato dall’auto acclamazione pacifista. ”Nei miei primi dieci mesi ho posto fine  ad otto guerre: Cambogia-Tailandia, Pakistan e India  – che avrebbero potuto degenerare in una guerra nucleare –  Kosovo e Serbia, Israele e Iran, Egitto ed Etiopia, Armenia e Azerbaigian, Congo e Ruanda e, naturalmente, la guerra a Gaza”.

Nessun accenno al blitz contro Maduro, edulcorato nella definizione del Venezuela come nuovo amico e partner. Della serie si vis pacem negozia, se vuoi la pace fai affari !

Col Venezuela viene introdotto il tema della lotta ai narcos e al traffico di droga e the Donald rivendica l’eliminazione del truce capo dei capi dei cartelli messicani El Mencho.

Ad ogni accenno di gloria, come quando cita sua moglie Melania definendola una “star del cinema”, il Presidente viene interrotto da una fragorosa standing ovation al grido Usa, Usa, dei parlamentari repubblicani al Congresso. I democratici restano invece seduti, in silenzio, alcuni a braccia conserte. Indignata Lauren Underwood, rappresentante dell’Illinois, si alza e se ne va seguita da altri democratici.

Ma da polemista innato Trump coglie la palla al balzo e li sgrida “Dovreste vergognarvi di restare seduti”, accentuando il clima infuocato e glissando sulle molte omissioni del discorso. Su tutti il caso Epstein, nonostante lo scandalo del pedofilo e oscuro faccendiere  amico di Trump  continui a sconvolgere l’Inghilterra e l’opinione pubblica internazionale ed a sollevare interrogativi sulla trasparenza dell’amministrazione.

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Virginia Abigail Spanberger

Come ricorda in una sorta di veemente contro Discorso dell’Unione  la governatrice democratica della Virginia Abigail Spanberger che ha  accusato il tycoon di non avere un’agenda economica credibile e di esagerare i risultati in materia di sicurezza pubblica, delineando al contempo le priorità dei Democratici in vista delle elezioni di novembre.

“Gli Stati uniti sono stati fondati sull’idea che persone comuni potessero respingere gli eccessi inaccettabili di una cattiva leadership, unirsi per chiedere di più al proprio governo e creare una nazione che fosse un esempio per il mondo” ha affermato Spanberger. Richiamando le celebrazioni per i 250 anni del paese, la governatrice ha concluso che “non riesco a pensare a un luogo migliore per parlarvi mentre riflettiamo sull’attuale stato della nostra Unione. Non abbiamo sentito la verità dal nostro Presidente, che lavora per se stesso e non per il popolo americano”, ha detto la governatrice parlando da Williamsburg.

Una presa di posizione che delinea l’intenzione della 46enne Virginia Spanberger di candidarsi alle prossime presidenziali e di fare in modo che non ci sia un prossimo discorso sullo Stato dell’Unione da parte di Donald Trump.

Trump: l'America sono io
I campioni olimpici della squadra maschile di hockey degli Stati Uniti vincitrice della medaglia d’oro a Cortina

Intanto ci sono tutti ad applaudire questo discorso presidenziale, dal figlio diciannovenne Barron, seduto accanto ai suoi fratelli, ad Erika, la vedova di Charlie Kirk, l’attivista conservatore assassinato ed eletto a martire della  nuova America trumpiana, ed i campioni olimpici della squadra maschile di hockey degli Stati Uniti vincitrice della medaglia d’oro a Cortina

Mancavano soltanto gli applausi determinanti degli americani che ormai disillusi hanno seguito in tv le parole del tycoon, con i primi sondaggi che indicano il gradimento soltanto da parte di un cittadino su tre.Trump: l'America sono io

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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