Vannacci volano gli stracci delle accuse di tradimento e diserzione da parte della Lega contro il Generale folgorato dalla politica dopo l’inatteso successo del libro “Il mondo al contrario”, una sorta di Mein Kampf senza baffetti, che ha lasciato il partito di Matteo Salvini sbattendo la porta.

“Inseguo un sogno, e vado lontano. Futuro nazionale. Il mio impegno, da sempre, é quello di cambiare l’Italia” scrive l’ex vice segretario leghista ed europarlamentare con la greca, che é stato subito espulso a Bruxelles dai Patrioti per l’Europa, il gruppo dei sovranisti al parlamento europeo.
“ Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato” dice Salvini che si ritrova particolarmente esposto ai contraccolpi della fuoruscita di Vannacci, seguito da 7 parlamentari, con molti che in via Bellerio già gli rinfacciano l’ostinazione con la quale contro il parere di molti candidò il Generale nelle liste europee della Lega. Candidatura che tuttavia raccolse complessivamente circa 600 mila voti e contribuì ad evitare l’ennesima debacle al carroccio.

“E’ la conferma che ha preso atto di essere un corpo estraneo” afferma Luca Zaia , ex governatore del Veneto e aspirante nuovo segretario leghista, che aggiunge “ probabilmente aveva altro progetto, non ha trovato il giusto substrato per farlo crescere in Lega e oggi decide di camminare con le sue gambe. Vedremo anche quale sarà il potenziale di questa marcia che farà in solitaria. Ho visto situazioni migliori”.
Esplicito l’accenno di Zaia alla sindrome delle percentuali, innescata dalla rottura dello schema unitario del centrodestra. Sindrome che valuta approssimativamente il Vannacci party dal 2 al 3,5 %. Quanto basta per mettere in dubbio l’eventuale predominanza elettorale del centrodestra alle prossime politiche e soprattutto per rilanciare le speranze unitarie del cosiddetto campo largo fra sinistra e cinque Stelle.
Intanto, osservano i vertici di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, bisognerà vedere se Vannacci, magari scegliendo di schierarsi per l’astensione, facendo disertare ai suoi elettori le urne il 22 e 23 marzo, non tenti di giocare uno scherzo al centrodestra per rimarcare il suo ruolo, facendogli perdere il referendum.
Lo strappo non viene comunque sottovalutato e mette le ali a quella che è stata definita la suggestione di una candidatura di Carlo Calenda nel centrodestra, a cominciare dal voto per il Sindaco di Roma.


