Vladimir chiama, Donald risponde. Il Presidente americano Trump si è detto disponibile a partecipare ad vertice con il Presidente russo Putin e quello cinese Xi Jinping, pur precisando di non aver ancora assunto una decisione definitiva.

“Lo farei”, ha detto il tycoon ai giornalisti sul prato davanti la Casa Bianca, prima di partire per un comizio elettorale in Kansas.
Trump ha spiegato che il vertice non sarebbe incentrato principalmente sulla guerra in Ucraina, quanto su questioni di ambito strategico: “Ci incontreremmo per parlare di armamenti e disarmo nucleare”, ha affermato aggiungendo che tra gli argomenti potrebbero figurare anche le questioni commerciali ed ha confermato che, come richiesto dal Cremlino, il trilaterale si potrebbe svolgere in Cina, il 18 e 19 novembre a Shenzhen, a margine della riunione dei 21 del forum della Cooperazione Economica Asia-Pacifico.
Dalla scadenza a febbraio del trattato New Start, sulla riduzione delle armi nucleari firmato da Stati Uniti e Federazione Russa nel 2010, non vi sono limiti agli arsenali nucleari a lungo raggio, né si sono svolti negoziati per un nuovo accordo che includa la Cina. Ciò ha alimentato – scrive il Wall Street Journal – le preoccupazioni su come gestire la competizione nucleare a tre tra Washington, Pechino e Mosca.
Le dichiarazioni di Trump confermano le anticipazioni del Wall Street Journal sulla richiesta del vertice che Putin aveva avanzato durante la recente telefonata con Trump, nel corso della quale é stato raggiunto l’accordo per la liberalizzazione della vendita del diesel russo e per le massicce forniture di gasolio agli Usa.

Mentre l’Europa, gli alleati occidentali e la stessa Nato temono che Putin possa trasformare il vertice in una nuova conferenza di Yalta, in cui le grandi potenze si spartiscono le sfere d’influenza e impongano all’Ucraina una pace sbilanciata e fortemente penalizzante, una sostanziale resa alla Russia, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, ha denunciato come un summit senza la partecipazione di Kiev anziché far cessare le ostilità incoraggerebbe Putin a continuare la guerra per annientare completamente l’Ucraina.
Per gli esperti di strategie politico militari, di fronte a due “volponi” come Putin e Xi Jinping, Putin potrà ottenere il miraggio di colossali vantaggi economici, ma rischia di svendere la connaturale alleanza strategica e di condivisione degli ideali democratici degli Stati Uniti con la Gran Bretagna, l’Europa e gli storici alleati occidentali come Canada, Australia, Nuova Zelanda e Giappone.
Una sorta di patto del diavolo, peggiore della conferenza di Monaco che nel 1938 diede via libera al nazifascismo, quando invece era ancora possibile arginarlo prima che scatenasse la seconda guerra mondiale.
Rispetto alla Russia di Putin, che potrebbe comunque non sopravvivere alla sostanziale disfatta ucraina, e alla complessiva destabilizzazione dell’Occidente, il vertice di Shenzhen rappresenterebbe la ratifica del ruolo sempre più predominante della Cina di Xi Jinping che in pochi decenni, dividendo gli avversari e invadendo commercialmente il mondo, é assurta a principale baricentro globale strategico ed economico.


