Fisico di vaglia internazionale e divulgatore scientifico specializzato nel campo della fisica delle particelle, nel 1963 all’indomani della crisi dei missili a Cuba, il Prof. Antonino Zichichi trasformò la cittadina medioevale di Erice nell’epicentro mondiale della scienza impegnata per la pace, fondando il Centro Ettore Majorana.

Oltre alla visita di Papa San Giovanni Paolo II, il 15 giugno 1982, i seminari organizzati nell’arco di 62 anni dal Prof. Zichichi hanno visto la partecipazione di scienziati di fama mondiale e di figure chiave come Paul Dirac, Piotr Kapitza, Lee Yuan-tseh, Herbert Aaron Hauptman, David Hunter Hubel, Robert Huber, Edward Teller e Linus Carl Pauling tanto per citare i principali.

Dal richiano di Papa Wojtyla alla responsabilità degli scienziati sulle applicazioni delle loro ricerche, scaturì il Manifesto di Erice che invitava la comunità scientifica internazionale a creare un pensiero di pace per assicurare la protezione della vita e della cultura, minacciate da una possibile catastrofica guerra nucleare. Ed esortava i Governi a compiere ogni sforzo possibile per ridurre il numero delle armi nucleari ammassate nei loro arsenali.
Un esempio concreto, che parallelamente e su ben altri livelli diplomatici, anticipò la firma, fra l’allora Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il leader dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov, degli Accordi START (Strategic Arms Reduction Treaty) ed i successivi negoziati per ridurre i missili a medio raggio.

Un ruolo mai riconosciuto ad un indomito Antonino Zichichi fuori dal coro del conformismo politico, tenuto ai margini delle candidature per i Nobel della fisica che pure avrebbe meritato, perché considerato a torto una figura controversa per il suo credo cattolico, per la sua aspra critica alla teoria darwiniana dell’evoluzionismo, per una posizione negazionista nei confronti della relazione tra attività umane e cambiamento climatico, e da ultimo per la battaglia culturale condotta contro l’astrologia e le superstizioni.

Soltanto ora i principali esponenti della comunità scientifica riconoscono, come sia stato invece un uomo di fede che sosteneva con coerenza e coraggio l’inscindibile cooperazione tra scienza e religione. Un riconoscimento che conferma come, con la scomparsa di Antonino Zichichi, l’Italia perda un punto di riferimento di tante scoperte, a cominciare dall’antideutone, che resteranno nel nostro patrimonio scientifico e culturale.
