Guelfi e Ghibellini, rivoluzione e restaurazione, pretoriani e truppe cammellate: nella bolgia dantesca dei 5Stelle si sta consumando il destino di un intero Movimento nato da un vaffa primordiale, ma mai giunto a maturazione. “Il ribelle di oggi è il tiranno di domani”, ammoniva il filosofo americano Will Durant.
Certo, al cospetto della storia dei grandi scismi, i reciproci anatemi fra Giuseppe Conte e Beppe Grillo non superano la soglia dell’ammutinamento e della controriforma de’ noantri, ma nel contesto già abbastanza frastagliato e con ben altri esempi storici della politica italiana, il buco nero che sta inghiottendo a reti unificate i grillini rappresenta davvero un unicum. Un dramma politico vivisezionato minuto per minuto.
L’eruzione vesuviana di Grillo, che ha già investito Conte con una scomunica solenne e pesante come una bolla papale (“non ha né visione politica, né capacità di innovazione”), sta per seppellire sotto una coltre di caos il Movimento.
Amen e così sia, dixit Grillo che tenta di far calare il sipario sulle ambizioni del leader in pectore, degradato a semplice orecchiante e classificato nè più nè meno come un illusionista. Per il garante fondatore l’ex Premier non è più la persona giusta al posto giusto.




