by Gianfranco D’Anna
Una nuova Monaco chiamata Alaska? O un cinico gioco delle parti fra uno dei più spietati dittatori del mondo e il più scriteriato Presidente della storia degli Stati Uniti?
Forse entrambe le cose, ma i retroscena e gli effettivi interessi dei due protagonisti del vertice caldo-freddo, come è stato definito, sono ancora nebulosi e suscettibili di molteplici variabili in particolare da parte russa. 
Ai giornalisti Donald Trump ha descritto la situazione come complicata e non facile, ma ha evidenziato di essere aperto a un compromesso, incentrato sulla cessione e lo scambio di territori fra Kyïv e Mosca.
Tuttavia non é ancora del tutto chiaro cosa il tycoon intendesse per scambio territoriale. Attualmente l’Ucraina controlla solo circa quattro miglia quadrate di territorio russo nella regione occidentale di Kursk. Mentre la Russia occupa militarmente circa un quinto del territorio sovrano ucraino e dal 2022 controlla anche la centrale atomica di Zaporizhzhia, la più grande centrale nucleare d’Europa.

Lo scetticismo dell’ intelligence community Usa si é immediatamente manifestato nell’annuncio della partecipazione di alti funzionari degli Stati Uniti, di diversi Paesi europei e dell’Ucraina, all’incontro che nelle prossime ore é stato convocato nel Regno Unito per cercare di raggiungere una posizione comune in vista del vertice in Alaska.
Nei giorni scorsi Trump ha tenuto una conference call con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader europei per informarli dell’incontro tra il suo inviato speciale, Steve Witkoff, e Vladimir Putin.

Witkoff ha riferito che il Presidente russo si é detto d’accordo a porre fine alla guerra se l’Ucraina accetta di cedere le sue regioni di Luhansk e Donetsk, nonché la Crimea. Il mediatore di fiducia di Trump ha precisato che Putin avrebbe accettato di congelare le attuali posizioni della Russia in quelle regioni. Ciò lascerebbe parti significative di entrambi i territori sotto l’occupazione russa, tra cui la centrale nucleare strategica di Zaporizhia.
Secondo fonti di Kyïv, ammesso e non concesso, che Zelensky accettasse le richieste di Putin, dovrebbe indire un referendum perché, secondo la Costituzione ucraina, non può cedere territorio.
Ad Anchorage, la probabile sede del vertice in Alaska, le capacità manipolatorie di Putin nei confronti di Trump verrebbero scongiurate dal Presidente ucraino che secondo la Cbs News potrebbe “in qualche modo”, in video chiamata o telefonicamente, partecipare all’incontro tra il presidente degli Stati Uniti e quello russo.

In Alaska tuttavia, come ripetono i meteorologi, é molto difficile prevedere il tempo. Può cambiare all’improvviso ed a meno di colpi di scena, il ferragosto del vertice caldo-freddo può rappresentare una boa attorno alla quale potrebbe virare la guerra che da tre anni e mezzo stravolge l’Europa dell’est.
Per il New York Times: “Ci sono numerosi ostacoli politici e militari per l’Ucraina nel cedere territori alla Russia, oltre a questioni come le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e il futuro dei beni russi congelati. E molti diplomatici hanno suggerito che Putin potrebbe essere più interessato a prolungare la diplomazia per avere il tempo di colpire l’Ucraina, piuttosto che a garantire un accordo di pace.”
Sempre sul New York Times il senatore repubblicano della Carolina del Sud Lindsey Graham, grande fautore del sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina, ha elogiato l’annuncio del vertice e ricordato: “A coloro che criticano il presidente Trump per la sua disponibilità a incontrare Putin per porre fine al bagno di sangue in Ucraina, che Reagan incontrò Gorbaciov per porre fine alla Guerra Fredda” e sono certo ha aggiunto Graham che “ Trump se ne andrà, come Reagan, se Putin insisterà per un pessimo accordo”. 
Assediato dal boomerang dei dazi che nonostante l’annunciata pioggia di introiti federali stanno provocando una tempesta di rialzi di prezzi ai danni dei consumatori americani, ed illudendosi di poter addirittura vincere il Nobel, Trump punta al successo internazionale di una pace giusta, cioè accettabile per l’Ucraina e quindi dovrà fare ingoiare dei rospi tanto a Kyïv, con la garanzia dell’ombrello difensivo Usa, quanto soprattutto al Cremlino.
Diametralmente opposta la strategia di Putin che, non avendo alternative, mira esclusivamente a guadagnare tempo per tentare di sfondare le linee difensive ucraine ed invadere la maggior parte del paese, costringendo alle dimissioni Zelensky e condizionando con tutti i mezzi gli equilibri politici a Kyïv. 
Il Presidente russo ha accelerato i tempi del vertice per fare scadere senza conseguenze l’ultimatum tregua-sanzioni di Trump e, secondo gli analisti, si presenterà in Alaska con in mano qualcosa con cui condizionare Trump.
Un qualcosa che ipoteticamente potrebbe essere relativo agli inconfessabili file top secret sulla visita, nel 1987, dell’allora 41enne imprenditore americano di belle speranze e molti debiti, a Mosca e delle notti trascorse nella Lenin Suite del National Hotel brulicante di telecamere e microspie. Oppure file sul caso Epstein, che in effetti negli ultimi tempi sono in minima parte trapelati sui media Usa, riaccendendo i riflettori sul ruolo del 47esinmo Presidente nello scandalo degli stupri di ragazzine minorenni.
Mere ipotesi, che comunque allarmano tutta l’intelligence occidentale e che vengono accompagnate dalla richiesta esplicita a Trump di pretendere da Putin l’interruzione dei bombardamenti e degli attacchi all’Ucraina, perché sarebbe paradossale e insostenibile che mentre i due Presidenti trattano la pace, a Kyïv e in tutto il paese proseguano le distruzioni.
Termini come paradossale e insostenibile che per Putin fanno solo rima con indicibile. Un’indicibilità che riguarda anche l’impossibilità per il Presidente russo di concludere un compromesso che preveda la pace, perché dovrebbe affrontare l’ira e la vendetta mortale dei falchi post sovietici che lo riterrebbero responsabile di quella che verrebbe considerata una sconfitta della inesistente, ma mitologica grande madre Russia.
Nessuno si stupirà dunque se al coreografico rendez vous nell’estremo nord degli Stati Uniti seguiranno altri incontri e altre trattative, secondo l’astuta dottrina Putin di negoziare, bombardare e attaccare.
“La pace richiede quattro condizioni essenziali: verità, giustizia, amore e libertà” diceva Papa Giovanni Paolo II. Esattamente tutto ciò che manca nella Russia di Vladimir Putin ed in parte anche nell’America di Donald Trump.

