by Gianfranco D’Anna
Sarà davvero “Senza fine” il ricordo di Ornella Vanoni, da sempre fra le maggiori interpreti della musica leggera italiana.
Ricordi costellati da “L’appuntamento” con uno dei più fulgidi stili interpretativi. Uno stile molto personale e sofisticato che le conferiva una inconfondibile timbrica vocale.
Cantante e attrice teatrale di successo, antesignana delle rockstar nazional popolari, fra le prime dive in assoluto di un’Italietta disastrata dalla guerra, che faticava a uscire dagli stereotipi dell’ipocrisia e dei pregiudizi sociali, interprete dirompente, consapevole del proprio fascino, Ornella Vanoni vantava un ampio e poliedrico repertorio di successi.
Un repertorio che spaziava dalle canzoni della mala degli esordi, al pop d’autore, alla bossa nova, che l’ha accompagnata lungo la carriera più longeva, iniziata nel 1958 e costellata da oltre cento tra album, LP e raccolte che con oltre 55 milioni di dischi la fanno rientrare nel novero delle cantanti italiane con il maggior numero di vendite.
«Sono stata una ragazza inventata. Inventata dagli altri » – ha dichiarato in diverse interviste autobiografiche – «Di mio avrei voluto fare l’estetista, niente di più. Ero andata a studiare Lingue in Inghilterra, in Svizzera, in Francia e quando tornai a Milano non sapevo che cosa fare. Fu un’amica di mia madre a lanciare l’idea: “Hai una bella voce, perché non fai l’attrice?” Così mi iscrissi alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro».

E prima ancora del successo canoro, nel 1956 fu l’esordio del successo teatrale e dell’incontro artistico e affettivo con Giorgio Strehler, che le cuce addosso un vero e proprio repertorio, a cominciare dalle canzoni della mala, come “Ma mi “.





