Scenari politici in progress e leader sulla rampa di lancio o in bilico all’interno dei propri partiti.
La cometa del presepe illumina l’epilogo di un anno da start and go, con molte proiezioni al 2026 e molta interdipendenza internazionale nei bilanci e sbilanci della politica italiana.
Il ritorno alla Casa Bianca del Presidente Donald Trump ha determinato una profonda svolta in tutti i contesti internazionali.
Dal riposizionamento degli Stati Uniti rispetto alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente al marasma dei dazi, dal braccio di ferro con la Cina ai masochistici tentativi di imbrigliare Putin in trattative di pace, dalle mire neocolonialiste verso la Groenlandia al bombardamento dei siti nucleari dell’Iran all’imposizione della tregua armata a Gaza, dagli schizofrenici rapporti con l’Europa e la Nato all’assedio militare del Venezuela, fino ai sempre più inconfessabili coinvolgimenti nello scandalo Epstein, il quotidiano tsunami di Trump ha stravolto tutti gli equilibri economici ed i rapporti strategici sedimentati dalla conclusione del secondo conflitto mondiale all’epilogo della guerra fredda.

Un marasma che non risparmia gli stessi Stati Uniti e che si riverbera soprattutto nel rapporto con l’Unione Europea.
Una criticità in parte attenuata dalla capacità della Premier Giorgia Meloni di interloquire col Presidente americano e di riuscire in parte a domare le enormi contraddizioni del tycoon, ma che non ha evitato all’Italia i contraccolpi dei dazi e la necessità dell’impennata delle spese militari per la Nato e la difesa europea.
Bilanci e prospettive della politica nazionale si riflettono essenzialmente sugli stress test dei leader, a cominciare dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che é riuscita a cavalcare con indiscusso successo tanto il panorama politico italiano quanto gli scenari internazionali.








