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Burrito indigesto: a Trump non gliene va bene una

Come se non bastassero le prese in giro degli iraniani che tergiversano sullo Stretto di Hormuz ed il nuovo stop della Corte d’appello che ha bloccato i lavori della sala da ballo della Casa Bianca fino a quando il Congresso non autorizzerà il progetto, il Presidente Donald Trump si ritrova alle prese con il piccantissimo caso del burrito messicano.

Burrito indigesto: a Trump non gliene va bene una
Rendering delle problematiche di Trump

L’aumento del prezzo di un burrito é infatti diventato terreno di scontro all’interno del Partito Repubblicano alle prese con il timore che il caro vita possa pesare sul risultato delle elezioni di medio termine di novembre. La specialità della cucina messicana a base di riso, fagioli, carne e salse avvolti in una tortilla, é considerata da molti americani un pasto semplice, sostanzioso e alla portata di tutte le tasche. Almeno fino a poco tempo fa.Burrito indigesto: a Trump non gliene va bene una

La pensa così Andrew Kolvet, portavoce dell’organizzazione giovanile conservatrice Turning Point USA, che in un post sui social diventato virale ha scritto: “Uno dei nostri studenti universitari ha espresso la sua opinione sull’accessibilità economica: un burrito non dovrebbe costare 20 dollari”. Secondo Kolvet, l’aumento dei prezzi é in larga parte legato agli effetti della pandemia di Covid e all’inflazione, ma il problema, sottolinea, resta quello percepito dai consumatori: “Sembra proprio che le cose di base costino troppo”. Il post ha aperto un confronto tra i conservatori, tanto che Fox News, emittente di riferimento per l’elettorato repubblicano, ha parlato di una sorta di “guerra civile” all’interno del partito. Da una parte c’é chi mette in dubbio il prezzo indicato; dall’altra chi difende i giovani americani e le loro preoccupazioni e paventa i possibili contraccolpi politici.

Tra i critici c’é il deputato repubblicano del Texas Dan Crenshaw, che su X ha invitato gli studenti a “smetterla di lamentarsi”, trovare un lavoro e mangiare ramen, una zuppa giapponese, come facevano “tutti noi al college” quando i bilanci erano ridotti. “Al mercato non interessa quanto pensi che qualcosa dovrebbe costare”, ha scritto.Burrito indigesto: a Trump non gliene va bene una

A Washington, il prezzo di un burrito da asporto nelle catene di fast food oscilla tra 6,50 e 13,50 dollari, a seconda degli ingredienti.

Altri esponenti conservatori hanno invece sostenuto che minimizzare le difficoltà legate al costo della vita sia una risposta politicamente controproducente. “Se la soluzione della destra alla crisi dell’accessibilità economica é dire alla gente di mangiare cibo di qualità inferiore, perderemo le elezioni di novembre, e ce lo meriteremo”, ha scritto su X Angela Morabito, portavoce del Defense of Freedom Institute, organizzazione di orientamento conservatore. Il caso arriva mentre Trump continua a sostenere che l’inflazione negli Stati Uniti sia diminuita e nega che le sue politiche tariffarie abbiano avuto un impatto sui prezzi.

Secondo i dati federali, l’inflazione ha raggiunto a maggio il 4,2%, il livello più alto degli ultimi tre anni, per poi scendere al 3,5% a giugno, anche grazie alla decisione dei prezzi dell’energia.

Restano tuttavia le incognite legate alla guerra in Iran, che ha provocato un’impennata dei prezzi della benzina e alimentatori le preoccupazioni dei consumatori.

Un recente sondaggio della Marquette University ha rilevato che il costo della vita é la principale preoccupazione per il 35% degli intervistati, una percentuale nettamente superiore a quella di chi indica come priorità la guerra in Iran.Burrito indigesto: a Trump non gliene va bene una

Fonte: Washington Post

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