Torna ad acuirsi la tensione fra Stati Uniti ed Iran. Alle concilianti dichiarazioni del Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo il quale “é il momento migliore per raggiungere un accordo”, parole seguite dall’esortazione al proprio Paese a superare la fase di “né pace né guerra “, sono seguite a Teheran le minacciose affermazioni dell’ala oltranzista rappresentata dai guardiani della rivoluzione islamica.
I pasdaran sembra stiano avendo il sopravvento nel vuoto di potere determinato dal mistero sulla sorte della guida suprema Mojtaba Khamenei, gravemente ferito nei bombardamenti del 28 febbraio in cui perse la vita il padre l’ayatollah Alì Khamenei, e che da varie fonti viene ritenuto in fin di vita.
“Finché l’America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto l’Iran non si tirerà mai indietro né in guerra né nei negoziati” é la minacciosa dichiarazione diffusa dal segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran Mohammad Baqer Zolqadr.

“Correzione del comportamento – spiega Zolqadr – significa: L’ Iran non deve mai essere minacciato con alcun linguaggio e non si deve insultare ciò che è sacro per questa nazione. Si deve porre fine per sempre alla guerra e all’aggressione contro l’ Iran ei suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq. Si deve rimuovere il blocco navale strategico e togliere le proprie forze militari, marittime e aeree, dai dintorni dell’ Iran . Risarcire e ridurre i danni delle due guerre di aggressione e imposte contro l’ Iran . Revocare le sanzioni crudeli e illegali contro la nazione iraniana e sbloccare incondizionatamente i beni congelati e rubati del popolo iraniano”.
“Queste – conclude Zolqadr – sono le rivendicazioni del popolo risorto dell’Iran , che sono state gridate nelle piazze e nelle strade durante centosessanta giorni di presenza ininterrotta”.
Un proclama di minacce che a Washington non vengono sottovalutate, anche se si ritiene rappresentino un’ulteriore prova della lotta di potere all’interno del regime fra i trattativisti, guidati dal Presidente Pezeshkian e dal Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ed i fondamentalisti decisi a proseguire le ostilità sulla pelle del popolo iraniano.

Masoud Pezeshkian e Abbas Araghchi
In vista di una possibile ripresa dell’offensiva contro l’Iran che era stata programmata e poi interrotta dal Presidente Donald Trump, il Pentagono sta intanto esercitando una crescente pressione sulle grandi aziende americane del settore degli armamenti affinché incrementino al massimo i ritmi di produzione. Sollecitazione che giunge in un momento di carenza delle scorte di missili e intercettori statunitensi a seguito della guerra con l’Iran.



