Con Livio Berruti se ne va il simbolo dell’epopea dell’Italia della ricostruzione e del boom economico, della Roma delle prime Olimpiadi moderne e dello sport in purezza.

Per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, quando Berruti nello stadio Olimpico letteralmente volò a tagliare il traguardo, vincendo la medaglia d’oro dei 200 metri, il Paese intero balzò in piedi ad esultare e non si sedette più, rimuovendo le macerie morali e storiche di due guerre, della dittatura fascista e della nefasta monarchia sabauda.
Ancora oggi, l’oro di Berruti é un totem popolare che ha un significato simbolico al quale l’Italia si sentirà sempre legata.
Primo europeo a vincere il titolo olimpico sulla distanza classica, davanti ai migliori primatisti nord africani, conquistando anche il record del mondo, in quella mitica Olimpiade di Roma, che resta un punto di svolta nella nostra storia. 
I Giochi Olimpici delle 36 medaglie, 13 d’oro, 10 d’argento, 13 di bronzo, le Olimpiadi di Cassius Clay e Nino Benvenuti, di Raimondo D’Inzeo, Sante Gaiardoni, del Settebello della pallanuoto e della velocista statunitense Wilma Rundolph, la prima donna a vincere 3 medaglie d’oro in una sola olimpiade, con la quale Livio Berruti ebbe un fugace flirt durante i giochi.

I giornali dell’epoca che hanno dedicato migliaia di articoli alla splendida vittoria di Berruti nei 200 metri, sottolineavano come il campione avesse rifiutato la sponsorizzazione di una famosa fabbrica estera di scarpe sportive ed abbia continuato ad usare le solite e più comode scarpette made in Italy.
Un esempio di purezza sportiva accompagnata dal compenso da parte della Federazione d’atletica per le vittoria della medaglia d’oro: 800 mila lire, alla quale lo sport del dopo Berruti non è più abituato.
