La guerra fra Usa e Iran sembra aver ripreso il ritmo notturno delle recenti fasi del conflitto. Il Comando centrale americano ha reso noto di aver concluso nella notte una nuova onda di attacchi contro basi e postazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, sistemi di difesa aerea, radar, infrastrutture marittime, strutture per la posa di mine e impianti di comunicazione. Fra gli obiettivi colpiti figurano anche due petroliere iraniane.
E’ la prima volta che Washington prende di mira le petroliere di Teheran come ritorsione per gli attacchi contro navi in transito nello Stretto di Hormuz, anziché impedire violazioni del blocco navale.
La nuova ondata di raid rientra nella strategia “tanker for tanker”, approvata dal presidente Trump per dissuadere Teheran dall’attaccare le navi che attraversano lo stretto.
Rendering degli attacchi incrociati fra Usa e Iran
A differenza dei raid della notte scorsa, fino a stamattina non si registra alcun lancio di missili e droni iraniani contro le basi Usa nei paesi del Golfo e in Giordania, ma soltanto un attacco isolato di due droni contro la base di Erbil, in Iraq.
L’ultima ondata di attacchi iraniani, specifica il comando americano, é stata inefficace: circa 25 missili balistici sono stati lanciati verso la Giordania, dieci intercettati e tre sono caduti senza provocare vittime. L’altra notte missili e droni iraniani hanno preso di mira le basi statunitensi in Bahrain, Kuwait, senza riuscire a colpirle.
Nel frattempo, le forze statunitensi hanno continuato a scortare le navi attraverso Hormuz: circa 40 imbarcazioni, trasportando milioni di barili di petrolio, hanno attraversato lo stretto.
E proprio sulla principio della libera navigazione, al G20 della Finanze, svoltosi ad Asheville nel North Carolina, la Cina si é messa di traverso e non ha dato via libera al documento finale che auspicava uno Stretto di Hormuz con una “navigazione libera, sicura e prevedibile”.
“Siamo preoccupati per le continue interruzioni del commercio di energia e sottolineiamo che la navigazione libera e sicura a livello globale, così come la risoluzione delle guerre e dei conflitti in corso, sono essenziali per sostenere una crescita duratura” affermava la risoluzione del G20 delle Finanze.