Papa Leone XIV è uscito dal Policlinico Gemelli di Roma così come vi era entrato: sui suoi piedi, a passi rapidi e sicuri, salutando una folla ancora più numerosa e commossa dell’ingresso.

E’ un Pontefice in versione superstar quello che dopo aver superato di slancio un intervento chirurgico che ha lasciato il mondo col fiato sospeso, ha affrontato un decorso post operatorio come i 200 metri ad ostacoli e dopo una degenza lampo di quattro giorni rientra in Vaticano pronto per l’Angelus di domani, che sarà seguito urbi ed orbi in tutto il pianeta e persino sulla stazione spaziale internazionale che orbita fra la Terra e la Luna.
Oltre che in cielo in terra ed ogni luogo, l’Angelus Domini solennizzerà il ringraziamento di Francis Robert Prevost per tutti coloro che hanno pregato per lui, per i chirurghi che lo hanno liberato dal male, per tutti i leader mondiali che gli hanno rivolto messaggi e auguri non formali ma davvero sentiti, per il Presidente della federazione Russa Vladimir Putin che ha risposto alla sua telefonata ed ha accettato, almeno a parole, la supplica del Papa per una tregua umanitaria ad Oleshky, in Ucraina.
Rendering della telefonata fatta da papa leone a Putin per perorare la tregua umanitaria ad Oleshky, nella regione di Kherson, in Ucraina
Una telefonata fulminea che materializza l’immagine possente della concreta determinazione con la quale Papa Leone intende raggiungere l’orizzonte della pace mondiale.
Una pace pugnalata quotidianamente dai tanti Putin, Netanyahu, Khamenei, Kim Jong-un e Trump che affollano il mondo, assieme all’Isis, Hamas, Hezbollah, Houthi, Boko haram, al-Shabaab e terroristi fondamentalisti vari.

Oltre all’onda emotiva e commovente del Papa che appena una settimana addietro, dalla stessa finestra su Piazza San Pietro, annunciava con estrema semplicità e umiltà la scoperta di un nodulo che andava operato d’urgenza, e che ora si erge dritto, sicuro, benedicente e dice che il peggio sembra davvero essere passato, permane il grande esempio di come la fede e la capacità di affrontare le difficoltà e reagire alle situazioni più complesse, sia un elemento centrale, se non fondamentale, nei percorsi di guarigione e di recupero, soprattutto dopo un intervento per un tumore al polmone.
Il Pontefice, specificano dal Gemelli, non è stato dimesso perché fortemente motivato e intenzionato a rientrare in Vaticano il prima possibile, ma esclusivamente perché il Prof. Stefano Margaritora, il chirurgo che l’ha operato ed il dottor Luigi Carbone, Responsabile della Sanità della Santa Sede, hanno certificato e sottoscritto che “in considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e la complessiva valutazione del quadro clinico, il Santo Padre é stato giudicato idoneo alla dimissione ospedaliera” e che non saranno necessari particolari presidi medici.





