Addio a Vilardo il poeta naif dell’anima della Sicilia

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Cordoglio per la scomparsa Stefano Vilardo poeta e scrittore di Delia considerato fra i capisaldi della letteratura meridionale
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by Antonino Cangemi

Chi l’ha conosciuto, e ancor più da vecchio, rimaneva folgorato dal suo candore. Stefano Vilardo, il poeta e scrittore di Delia amico fraterno di Leonardo Sciascia che il 17 gennaio ci ha lasciato all’età di 99 anni, era un uomo candido come pochi. E la grazia del suo candorelo rendeva amabile.

Nella sua casa di via dei Nebrodi, a Palermo, molti lo andavano a trovare prima dell’emergenza Covid. Non solo uomini di lettere, ma anche suoi vecchi alunni. Di ciò andava fiero: era stato un bravo insegnante alle scuole elementari (prima a Delia, poi a Caltanissetta, infine a Palermo) e aveva lasciato in chi lo aveva avuto come ‹‹maestro›› ottimi ricordi.

Cordoglio per la scomparsa Stefano Vilardo poeta e scrittore di Delia considerato fra i capisaldi della letteratura meridionale
Stefano Vilardo e Leonardo Sciascia

Una vita, la sua, divisa tra la famiglia, la scuola, i libri. Anche una fugace esperienza politica: cattolico, da giovane fu segretario della sezione di Delia della Dc. Ma durò pochissimo: scoprì presto che certi finanziamenti non erano del tutto leciti, almeno secondo il suo vigile rigore morale.

Aveva conseguito il diploma al Magistrale di Caltanissetta insieme a Leonardo Sciascia, col quale era legato da un’amicizia solidissima. L’ultima intervista l’aveva rilasciata, non molto tempo fa, al Giornale di Sicilia per ricordarlo alla vigilia dell’anniversario dei suoi cent’anni.

Nanà e Stesté, così simili e diversi – simili nella loro semplicità ‹‹paesana››, nella riservatezza e nell’indissolubile legame con la Sicilia interna di cui erano figli -, scrittore di statura europea il primo, poeta Vilardo, prima ancora che narratore, come lui stesso riconosceva.

Cordoglio per la scomparsa Stefano Vilardo poeta e scrittore di Delia considerato fra i capisaldi della letteratura meridionale
Stefano Vilardo

Il suo esordio letterario risale al 1955 con la raccolta di poesie ‹‹I primi fuochi›› pubblicata dall’editore Salvatore Sciascia nei ‹‹Quaderni di Galleria››, una collana ideata e curata dall’autore de ‹‹Il giorno della civetta›› che ospitò libriccini di allora giovani  e talentuosi letterati, quali Bevilacqua, Fortini, Leonetti. Seguiranno, nel ’60, la silloge ‹‹Il frutto più vero›› e, nel ’75, per i tipi di Garzanti e con l’introduzione di Leonardo Sciascia, ‹‹Tutti dicono Germania Germania››. Il libro che lo consegna ai posteri, uno dei capisaldi della letteratura meridionale sull’emigrazione. In ‹‹Tutti dicono Germania Germania›› – ‹‹un piccolo Spoon River sull’emigrazione››, come fu definito – Vilardo raccolse le testimonianze degli emigrati di Delia e le trascrisse, non modificandole ma elaborandole in forma di versi. Quelle parole possedevano già un accento lirico e meritavano una trasposizione poetica.

Tra i libri di Vilardo – che pubblicò nell’’88 la sua ultima silloge di poesie ‹‹Astratti furori›› – anche due brevi romanzi editi da Sellerio: ‹‹Una strana violenza››, che ha per protagonista unamico comune con Sciascia e che l’autore diede alle stampe dopo una lunghissima gestazione, e ‹‹Uno stupido scherzo›› di gusto picaresco. Nella narrativa – il suo secondo amore, dopo la poesia – Vilardo si segnala per l’impasto di lingua e dialetto anticipando tendenze che poi si sarebbero affermate. Da ricordare inoltre, sempre edito da Sellerio (2012), ‹‹A scuola con Leonardo Sciascia››, una conversazione con Antonio Motta che ripercorre gli anni vissuti con Nanà tra i banchi del Magistrale di Caltanissetta.

Se ‹‹Tutti dicono Germania Germania›› è l’opera che gli ha regalato un posto di primo piano nella storia della letteratura sull’emigrazione, ‹‹Garibaldi e il Cavaliere›› – il suo ultimo romanzo pubblicato nel 2017 da ‹‹Le farfalle››, la casa editrice del poeta e mecenate catanese Angelo Scandurra, scomparso recentemente – è il suo testamento. E’ il monologo del cavaliere don Pasquale Nascinbene, un vegliardo alter ego dell’autore, che prende l’abbrivio dalla narrazione dei fatti del bisnonno in epoca garibaldina, e che poi si disperde nei tanti rivoli dei ricordi che si accavallano e s’intersecano con licenza sulle sequenze temporali perché la memoria di un uomo che ha attraversato lunghe generazioni rivendica il diritto di svincolarsi dalla prigione del tempo e di costruire, nella impetuosa affabulazione, un tempo proprio, esclusivo, autonomo.

Non si era ancora arreso malgrado la salute sempre più cagionevole, Stefano Vilardo, e progettava un’ultima pubblicazione col suo amico Scandurra. Il destino ha voluto che, a distanza di pochi giorni, entrambi migrassero per altri lidi.

Cordoglio per la scomparsa Stefano Vilardo poeta e scrittore di Delia considerato fra i capisaldi della letteratura meridionale

 

 

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