Sono mesi che da Francoforte rimbalza la notizia che rimbalza la notizia che Christine Lagarde potrebbe lasciare in anticipo la presidenza della Banca Centrale Europea.
Cristine Lagarde
L’ultimo tam tam riguarda un possibile annuncio già alla riunione di politica monetaria di ottobre. Un’eventualità che arriva mentre i governi dell’Eurozona sono impegnati in una complessa trattativa per ridisegnare i vertici dell’Eurotower.
L’obiettivo é trovare un accordo sui principali vertici bancari e finanziari entro la fine di dicembre per mettere in sicurezza e blindare l’Eurotower prima delle elezioni presidenziali francesi della prossima primavera.
Un’accelerazione determinata non solo dai sondaggi parigini che vedono volare Marine Le Pen e le forze della destra sovranista, ma anche dal progressivo deterioramento della situazione politica tedesca, con la coalizione governativa del Cancelliere Friedrich Merz assediata dall’onda nera del partito neonazista dell’AfD.
Il baricentro europeo franco tedesco intende sbrigarsi a distribuire i pesi e i contrappesi della finanza continentale prima che lo scenario politico possa subire svolte indigeste agli attuali governi dei due Paesi.
Friedrich Merz e Emmanuel Macron
La successione a Christine Lagarde è solo uno dei tasselli. Nel 2027 scadranno anche i mandati del capo economista Philip Lane, irlandese e membro del Comitato Esecutivo, e dell’economista tedesca Isabel Schnabel, componente del Board.
Per l’attuale presidente della Bce si starebbe preparando una alternativa di pari prestigio e potere: la guida del World Economic Forum, l’esclusiva fondazione con sede nel Canton Ginevra, che organizza eventi globali del livello del Forum di Davos, il celebre summit annuale che ogni anno riunisce l’élite mondiale economica, politica e finanziaria.
Christine Lagarde
Nel calderone non c’è solo la presidenza. Sul tavolo dei negoziati ci sono tre delle cariche più importanti dell’istituzione. L’accordo complessivo sul Forum di Davos potrebbe comprendere, oltre alla presidenza per Lagarde anche il ruolo di capo economista, attualmente occupato dal governatore della Banca centrale irlandese Philip Lane e il posto chiave nel Comitato esecutivo, attualmente ricoperto dalla tedesca Isabel Schnabel. Per bilanciare le istanze dei vari paesi si sta trattando un unico pacchetto di nomine. Come sempre i candidati sono molti di più dei posti disponibili, ma i veti incrociati rischiano di bruciare i chi sfoggia troppe ambizioni.
E’ il caso del presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha fatto capire essere pronto alla successione di Lagarde. Difficilmente tuttavia l’Europa concederebbe a Berlino la contemporanea guida della Bce e Commissione, con Ursula von der Leyen. Motive per il quale la Germania sembra intenzionata a cedere la presidenza ad un altro Paese in cambio della poltrona di capo economista, considerato il vero coordinatore della politica monetaria. Il governo tedesco sta valutando in proposito profili a di altissimo livello come Markus Brunnermeier (Princeton), Monika Piazzesi (Stanford) o Tobias Adrian (ex FMI). Anche la Francia punta alla stessa direzione economica, con la vicepresidente della Banca di Francia Agnès Bénassy-Quéré e l’ex capo economista dell’Ocse Laurence Boone.
Palazzo della Bce a Francoforte
Ma il mosaico é complesso: la Germania non approverebbe mai un ticket formato dal candidato spagnolo Pablo Hernández de Cos alla presidenza e da un francese all’economia. Mentre Parigi sbarrerebbe la strada all’olandese Klaas Knot come presidente e a un capo economista tedesco. Più semplice per mancanza di favoriti la scelta del successore di Isabel Schnabel nel board, per il quale si deciderà all’ultimo minuto nell’ambito di un’eventuale compensazione. Nonostante le incertezze, c’è chi scommette che a spuntarla per la presidenza sarà un outsider di lusso, come l’ex governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau.