E’ salito ad almeno 150 vittime e 600 feriti, ma cresce di ora in ora, il bilancio del devastante terremoto di magnitudo 7.4 che ieri ha colpito la Colombia occidentale , danneggiando centinaia di edifici. Il sisma si è verificato nella remota regione del Chocó, ma è stato avvertito fino a Bogotà.
Il governo colombiano ha confermato la presenza di vittime e feriti in diverse regioni, tra cui Risaralda e Valle del Cauca. Il Servizio Geologico afferma che si è trattato del terremoto più forte registrato nel paese in questo secolo ed é stato seguito da numerose scosse di assestamento. Precauzionalmente i voli sono stati sospesi in diversi aeroporti e in cinque città é stato proclamato lo stato d’emergenza.
La sola città di Pereira ha registrato 60 vittime ed il salvataggio di sedici persone rimaste sospese in aria all’interno delle cabine della funivia bloccatasi al momento del sisma. Attorno alle macerie degli edifici crollati si scava febbrilmente alla ricerca di sopravvissuti rimasti semisepolti.
Speranze concretizzatesi a Calì, una delle città maggiormente colpite, dove sono state estratti vivi una madre e il suo bambino neonato. I due erano rimasti intrappolati in un edificio di cinque piani, crollato nel quartiere Ciudad Capri Trasferiti nei vicini centri di assistenza, sono stati dichiarati fuori pericolo.
Il campanile crollato della cattedrale di Manizales
Tra le rovine le operazioni di ricerca proseguono senza sosta. Ma proprio a Calì, l’esiguità dei soccorsi ha scatenato proteste sfociate in un’aggressione al sindaco Alejandro Eder, colpito alla testa con una pietra mentre si occupava dell’emergenza per le strade.
Nelle aree terremotate della Colombia é stato imposto il coprifuoco e attivata una sorveglianza da parte di esercito e forze dell’ordine per evitare saccheggi .