Un attacco di droni ucraini ha danneggiato, la notte scorsa, la grande raffineria di petrolio di Mosca. Lo ammesso lo stesso Sindaco della capitale, Sergei Sobyanin.
Si é arreso all’evidenza anche il Governatore della regione che circonda la capitale, Andrei Vorobiov, che ha reso noto come nonostante l’abbattimento di 249 droni, gli attacchi ucraini abbiano provocato danni in diverse zone residenziali. ” E gli attacchi continuano”, ha aggiunto all’alba Vorobiov su Telegram.
In una terza area colpita, 400 persone sono state evacuate a causa di un incendio causato dallo schianto di un drone contro un edificio.
La raffineria moscovita era stata già colpita da attacchi ucraini nei mesi scorsi. Gli attacchi concentrati sugli impianti petroliferi stanno incrinando pesantemente la produzione di carburanti in tutta Russia.
Le raffinerie, scrive il Wall Street Journal, sono ormai il principale punto critico per l’approvvigionamento energetico globale.
L’aumento dei prezzi del greggio non é infatti responsabile dell’impennata dei costi dei carburanti, che é invece provocato esclusivamente dalla notevole riduzione del numero delle raffinerie in attività.
Molte delle quali, in Russia, in Arabia Saudita e nei paesi del Golfo sono state distrutte nel corso dei rispettivi conflitti.
Paradossalmente, molto più che in Medio Oriente, la vera guerra del petrolio é in corso nel cuore dell’Europa.
Solo in Russia, dall’inizio della fallita invasione dell’Ucraina, gli attacchi di droni e missili ucraini hanno colpito più volte 34 raffinerie, in particolare quelle di Omsk, Yaroslavl, Volgograd, Ryazan, Saratov, Syzran, Perm, Orsk, Nizhny Novgorod, Taneco, Ufa e appunto quella di Mosca.
In Medio Oriente sono state colpite quelle di Ruwais negli Emirati Arabi Uniti, di Ras Tanura,Yanbu e Jubail in Arabia Saudita, Sitra nel Bahrein, Mina al-Ahmadi e Mina Abdullah in Kuwait.
Mentre in Libia é ferma dal 2013 la raffineria Ras Lanuf, gravemente danneggiata durante la guerra civile. Un’altra raffineria libica, quella del complesso petrolifero di Zawiya, l’8 agosto ha subito un attacco alle strutture di stoccaggio che non ha provocato l’interruzione dell’attività.
Le rimanenti raffinerie in attività in Europa, Stati Uniti, America Latina ed Asia non riescono a smaltire l’enorme aumento del carico di lavoro del petrolio da trattare e distillare per ricavane idrocarburi, gas e bitumi.
La notevole contrazione dell’offerta e l’aumento esponenziale della domanda fa schizzare in alto i prezzi della benzina e soprattutto del diesel, che necessita di un processo di raffinazione più complesso che gli impianti già saturi non riescono a smaltire.



