by Arduino Paniccia
Il congelamento del fronte fra russi e ucraini non è più un tabù. Al centro delle trattative, anche riservate, tra Stati Uniti e Russia c’è la cristallizzazione del fronte. Una soluzione “alla coreana”: cessate il fuoco concordato, linea di demarcazione e zona demilitarizzata.
Mosca non intende rinunciare al controllo della Crimea e del Donbass, mentre Washington avrebbe avanzato ipotesi di internazionalizzazione di alcune aree, come Mariupol e Zaporizhzhia.
Una formula che permetterebbe a Kiev di mantenere le proprie rivendicazioni di sovranità, senza un immediato passaggio di questi territori sotto il pieno controllo russo.
All’Europa spetterebbero le garanzie e i costi dell’accordo: controllo militare della zona demilitarizzata, truppe e finanziamenti.
Washington negozia, mentre Bruxelles dovrebbe assumersi gli oneri, che gli Stati Uniti, secondo Witkoff, non intendono più sostenere.

Tra i governi europei sta crescendo la consapevolezza che presto dovranno nominare un rappresentante per avviare colloqui diretti con il presidente russo, Vladimir Putin, al fine di trovare una soluzione pacifica al conflitto in Ucraina.
Lo riferisce il news network Politico, che osservando come la difficoltà principale dell’Europa sta nel decidere chi, esattamente, dovrà assumersi un compito così difficile e rischioso.
Per l’Ucraina si prospetterebbe un’associazione speciale all’Unione Europea, in attesa della piena adesione. Escluso invece l’ingresso nella Nato, sul quale Mosca non ammette trattative.
La bozza potrebbe essere discussa in un vertice trilaterale a novembre, forse ad Abu Dhabi o in occasione degli incontri APEC a Shenzhen.

Il segnale politico più importante arriva da Zelensky. Annuncia la ripresa dei servizi Starlink e Starshield, apre al cessate il fuoco in un incontro trilaterale e, soprattutto, avrebbe per la prima volta ammesso la possibilità di congelare una linea del fronte, senza precisare quale. Un cambiamento significativo rispetto alle precedenti posizioni ucraine.
Zelensky non ha ancora detto di essere d’accordo con Trump, ma comincia a parlare come se non potesse più permettersi di essere in disaccordo. Torna alla mente la celebre battuta attribuita a Kissinger: «essere nemici dell’America può essere pericoloso, ma esserne amici é fatale».




