Responsabilità civile dei magistrati, la politica riapre il fronte giustizia e rilancia tutti i j’accuse contro le toghe: caso Garlasco, famiglia del bosco, mille innocenti sottoposti ogni anno a custodia cautelare, 16 mila detenuti in attesa di giudizio, oltre il 60 per cento dei procedimenti prescritto prima di arrivare in aula.
Il processo mediatico contro la cosiddetta malagiustizia ha un solo imputato: la magistratura, che da parte sua non solo non ci sta, ma controaccusa quei politicanti che come i giapponesi nella giungla, non hanno accettato l’esito incontrovertibile del referendum costituzionale che ha bocciato senza appello la riforma della Giustizia varata dal Governo.
Non soltanto nuvole e pioggia, ma anche un cupo orizzonte di interrogativi e di difficili prospettive organizzative, caratterizza a Roma lo scenario autoanalitico in cui si svolge nell’aula magna della Cassazione, l’assemblea generale straordinaria dell’Associazione nazionale Magistrati.
Ignorando l’appeasement avviato dal neo Presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, con il Governo ed in parte con lo stesso Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, Forza Italia ha incardinato le linee di principio della riforma della responsabilità civile dei magistrati.
Allo stato attuale, sostiene Fi, l’ “insindacabilità della interpretazione delle norme, della valutazione del fatto e delle prove da parte del giudice, crea agli occhi dei forzisti una strettoia quasi impossibile da attraversare per i comuni cittadini che si vedono ingiustamente danneggiati da un magistrato” e dunque secondo i continuatori della politica di Berlusconi sarebbe necessario introdurre il principio di “colpa grave” che in alcuni casi consentirebbe di escludere l’insindacabilità.
Dagli ambienti di Forza Italia trapela la netta impressione che non importa se una tale riforma non potrà essere approvata entro l’attuale legislatura, purché la si possa in ogni caso sbandierare in campagna elettorale.
Prospettiva neanche presa in considerazione dall’Assemblea dell’Anm che ha volato alto fin dalla relazione introduttiva.
La profonda vocazione della Magistratura, ha sottolineato il Presidente Giuseppe Tango : ”é quella di tutelare i diritti, di applicare nel caso concreto i valori costituzionali, di una Costituzione fondata sulla tutela degli ultimi, dei più deboli, delle minoranze. Durante la campagna per il referendum sulla Giustizia abbiamo scritto tutti insieme, incontro dopo incontro, un’appassionata lettera di amore alla Costituzione, l’abbiamo condiviso con i cittadini e loro ci hanno ascoltato, ma è essenziale non disperdere un patrimonio tanto prezioso”.

Ma per il Presidente dell’Associazione magistrati “ é necessaria tanta maturità nel comprendere che occorre essere all’altezza di quella riguadagnata fiducia, manifestata dalla maggioranza dei cittadini che hanno scelto di vivere in un Paese in cui la magistratura, pur con tutti i suoi difetti, continuerà a tutelarli. Senza peraltro dimenticare che ben dodici milioni di cittadini hanno espresso un disagio nei confronti dell’attuale funzionamento della giustizia, che sarebbe un errore non ascoltare”.
Sul che fare Tango non ha fatto sconti a nessuno: “ Oltre a trovare il coraggio di risolvere in modo efficace la questione del carrierismo e di dire basta alle degenerazioni del correntismo, adesso più che mai la Magistratura deve contribuire a dimostrare, di sapere individuare insieme agli altri protagonisti della giurisdizione, in particolare all’Avvocatura, proposte che possono per davvero risolvere i problemi della giustizia, primo tra tutti l’eccessiva lunghezza dei procedimenti”.
Tutti i punti essenziali della relazione introduttiva di Tango hanno trovato ampi riscontri negli interventi degli esponenti delle singole componenti.

Il Segretario Generale di Magistratura indipendente, Antonio D’Amato ha presentato una mozione nella quale si osserva, fra l’altro :” Nel corso della campagna referendaria la magistratura ha legittimamente rivendicato i valori della separazione dei poteri denunciando ogni tentativo di indebita interferenza della politica. Coerenza istituzionale impone oggi che la magistratura rifugga le iniziative che possano, a loro volta, determinare indebite interferenze nell’attività politica”. E’ questo il senso del contributo che attraverso la Giunta unitaria, ha affermato D’Amato, Mi intende apportare alla stagione riformista della Giustizia.

Per Giovanni Zaccaro, Segretario nazionale di Area democratica per la giustizia, ”L’Anm deve mantenere il coraggio e la lungimiranza che hanno caratterizzato il lavoro della campagna referendaria e del comitato per il No. Non smettere di dialogare con l’esterno, con la società civile, non smettere di contaminarsi sui temi dei diritti e delle garanzie con gli altri. Dobbiamo adottare forme e strategie di comunicazione adeguate al mondo contemporaneo. Abbiamo vinto il referendum dicendo che possiamo tutelare la autonomia ed indipendenza della magistratura. La autonomia ed indipendenza significa anche ”autonomia ed indipendenza interna. Ed allora – ha affermato Zaccaro – dobbiamo tutti impegnarci per frenare la spinta verticistica e gerarchica degli uffici. Per gli uffici di Procura esistono delle previsioni di legge che attribuiscono potere ai dirigenti ma se riuscissimo a farne davvero dei primus inter pares daremmo concretezza ai principi costituzionali che abbiamo difeso e forse il posto di dirigente sarebbe anche meno ambito ”
Michele Ciambellini, Presidente dell’Unità per la Costituzione si è rivolto in particolare ai magistrati vincitori degli ultimi concorsi :” Ai colleghi più giovani dico che oggi serve un nuovo patto intergenerazionale tra magistrati, fondato sul senso di responsabilità reciproca e su una visione del futuro. Un patto sociale che ricordi alla magistratura le sue responsabilità verso ogni essere umano”. Sul confronto con la politica, Ciambellini é diretto :” Abbiamo rispetto per la politica con la P maiuscola, ma diciamo con forza basta agli attacchi del Ministro contro singoli provvedimenti, basta alle ispezioni dal sapore inquisitorio nei confronti di magistrati già sottoposti a uno stress mediatico durante i processi, basta all’opacità di uomini delle istituzioni che si occupano di giustizia. Non vogliamo più vedere Sottosegretari che creano imbarazzo alle istituzioni della Repubblica”.


