Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo

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Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo
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In Europa si conclude il ciclo storico politico di Angela Merkel ed inizia quello di Mario Draghi. Dall’asse franco tedesco il baricentro dell’Unione europea, con la Premiership di Draghi, si sposta all’Italia presidente di turno del G20.

Da anni non si percepiva una simile attenzione favorevole da parte di tutte le Capitali e una tale apertura di credito dei mercati per il nostro Paese.Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo

Ma a Roma, nei palazzi del potere, l’attenzione è quasi esclusivamente concentrata sui tentativi sottotraccia di controbilanciare la formazione del nuovo governo Draghi. Bisogna insistere sulle agenzie e i motori di ricerca del web,  per individuare quanti, fra politici ed economisti, hanno a cuore lo scenario internazionale di un Paese che si appresta ad essere praticamente resuscitato economicamente e a tornare protagonista, autorevole e ascoltato, interlocutore della nuova amministrazione americana e quanto meno apparentemente rispettato dall’arrembaggio della Cina.Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo

Non sapremo mai cosa è passato per la testa di Mario Draghi nel corso delle consultazioni ascoltando le argomentazioni di Conte, Merlo, Sgarbi, Tabacci, Bonino, Crimi, Di Maio, Zingaretti, Renzi, De Petris, Salvini, Meloni, Tajani. E forse dello stesso Beppe Grillo. Non lo sapremo almeno fino a quando, intorno al 2045, Draghi non decida di scrivere un libro di memorie dal probabile titolo “Da Palazzo Chigi al Quirinale”. E’ abbastanza immaginabile, comunque, che la mascherina anticovid abbia aiutato non poco il Premier incaricato a non far scorgere ad alcuni interlocutori il disappunto o la commiserazione non trattenibile nell’ascoltare certe loro affermazioni.

Unanimismi di facciata e riserve mentali sbriciolatesi quando Draghi ha in sostanza congedato tutti con un semplice grazie.Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo

L’immagine riflessa dell’evoluzione della crisi ripropone tuttavia l’assetto asimmetrico degli ultimi giorni del naufragio del Conte ter. Parallelamente alle consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato, all’interno delle forze politiche si sta cioè sviluppando un dibattito che in termini più o meno subliminali tende a porre condizioni e distinguo a Draghi.

Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo
Giuseppe Conte

Mentre Giuseppe Conte tenta di accreditarsi nell’inedito ruolo di speaker della maggioranza del costituendo governo Draghi, ovvero di perpetuare il concetto del punto di equilibrio fra 5 Stelle, Pd e sinistra, fra i grillini e al Nazareno si stanno amplificando i vortici dei dibattiti interni sulle responsabilità del deragliamento politico e parlamentare dei loro partiti. Dibattito che, alla ricerca di alibi, viene animato dalla richiesta di formare un governo politico, con più o meno i Ministri uscenti o con esponenti politici che per fare i ministri dovrebbero per esempio dimettersi dalla Presidenza della Regione Lazio, come il segretario Pd Nicola Zingaretti…

Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo
Zingaretti Conte Di Maio

Come evidenzia la divaricazione nel centro destra fra Forza Italia favorevole a Draghi, la Lega in bilico e Fratelli d’Italia all’opposizione, il contesto politico per effetto dell’impatto di Draghi si trova invece a dover scegliere in fretta come proiettarsi nella nuova realtà sociale post pandemia.

Scenari anni luce oltre, rispetto agli schemi di una politica andata in frantumi perché totalmente bypassata dal metodo Draghi, consistente nel pragmatismo delle scelte e nella loro concreta e rapida realizzazione.

Pragmatismo che sembra essersi positivamente materializzato nei riferimenti prospettati da alcuni gruppi parlamentari riguardo l’urgenza di ripartire dal sud, come denunciato dalla Svimez. Consapevolezza espressa proprio da Mario Draghi fin dal 2008, quando era Governatore della Banca d’Italia: “Senza il Mezzogiorno l’Italia non ha futuro, abbiamo tutti bisogno dello sviluppo del Mezzogiorno“. Parole testuali quelle di Draghi che rimbalzano con un crescendo di speranza da Palermo alla Calabria e da Napoli a Matera e alla Puglia. Draghi e la politica italiana alla prova del pragmatismo

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