Per i vulcanologi l’eruzione dell’Etna ,che blocca da giorni l’aeroporto Fontanarossa di Catania e in parte anche lo scalo aereo di Comiso, potrebbe proseguire per anni ad intermittenza o continuativamente.
Secondo il Presidente dell’associazione italiana di vulcanologia, Marco Viccaro : “Il risveglio del cratere Voragine determina cambiamenti significativi nella configurazione strutturale dell’Etna e, di conseguenza, può influenzare il comportamento eruttivo successivo anche per diversi anni”.
Una diagnosi che rischia di sconvolgere la già cronicamente insufficiente, e inefficiente, rete di trasporti siciliani ed impone un’urgente spostamento dell’Hub aeroportuale catanese lontano e al riparto dall’Etna.
Mentre da più parti si afferma che non é il vulcano fuori posto, ma l’aeroporto e che serve un nuovo scalo, sono in molti a ricordare come incautamente sia stato prima sottovalutato, poi accantonato ed infine cestinato il progetto per la realizzazione di un aeroporto al centro della Sicilia, nelle campagne dell’agrigentino.

“Abbiamo perso vent’anni per dotare la Sicilia di un vero grande aeroporto”, afferma il Professore Giovanni Tesoriere, docente emerito di trasporti e già Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università Kore di Enna.
Perché il progetto dell’aeroporto della Valle dei templi non è stato realizzato e cosa si può fare per recuperare l’operatività di Fontanarossa?
Il progetto dell’Aeroporto di Agrigento ha avuto alterne vicende e fortune anche perché il nuovo collegamento Agrigento – Caltanissetta ha fortemente spostato l’aeroporto di Catania come polo di attrazione rispetto a Palermo. Sia per la migliore e più variegata tipologia di offerta di voli che per i tempi di accesso all’aeroporto di Catania immune dall’annoso ed imprevedibile attraversamento di Palermo. Il vero tema dovrebbe essere, allora, se non sia il caso di dotare la Sicilia di un vero nuovo Hub Aeroportuale capace di gestire decine di milioni di passeggeri. Già oltre vent’anni fa alla Università Kore di Enna studiammo la fattibilità di realizzare nella piana di Catania una nova infrastruttura capace di gestire un traffico aereo di grandi dimensioni. Il progetto, dotato di tutti gli studi di traffico, prevedeva che Fontanarossa rimanesse come terminal per il traffico nazionale e venisse realizzato un collegamento ferroviario veloce di tipo automatico che lo collegasse al nuovo terminal internazionale dotato di piste autonome, opportunamente studiate lontane dagli effetti dell’ Etna, e un terminal capace di gestire milioni di passeggeri. Progetto che era stato talmente apprezzato da alcuni vettori cinesi che avevano dichiarato la disponibilità a finanziarlo totalmente. Le ragioni di Sigonella furono allora migliori rispetto a questa iniziativa. Oggi si stanno spendendo a Catania oltre 410 milioni di euro per prolungare una pista che non risolve i veri problemi di quell’aeroporto: le ristrette dimensioni delle aree terminal e, soprattutto, la presenza dell’Etna.

In quanto tempo si potrebbe realizzare ed essere operativo un nuovo aeroporto immune dall’Etna?
Rispondo in modo sarcastico: i cinesi allora avevano assicurato che l’aeroporto sarebbe stato operativo in 12 mesi. Ma quelli erano cinesi. Per gli italiani mi affiderei alla sfera di cristallo.



