Jerome Powell sorprende i mercati e, per la prima volta, annuncia un possibile taglio dei tassi già a settembre.
Un dulcis in fundo, perché quella di oggi è stata la sua ultima partecipazione come Presidente della Fed alla riunione annuale dei banchieri centrali che si tiene a Jackson Hole nelle montagne del Wyoming. A maggio del 2026 Powell lascerà l’incarico ed ha voluto dare un segno di distensione.
Jerome Powell
Ha fatto intravedere ciò che i mercati aspettavano da mesi: un possibile taglio dei tassi già nella prossima riunione di settembre. L’ultimo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve risaliva al 7 giugno del 2024.
Non un annuncio roboante, piuttosto un forse che comunque per i mercati é stato più che sufficiente tanto che a Wall Street il Dow Jones e il Nasdaq hanno guadagnato oltre il 2%, seguiti dal +0,7% di Milano e poi Parigi +0,4%, Francoforte +0,3% e Londra la più timida a +0,14%.
Washington , Federal Reserve
E’ la conferma che basta un accenno di Powell per rimettere benzina agli indici. “Con una politica in territorio restrittivo, le prospettive di base e l’evoluzione dei rischi potrebbero giustificare un adeguamento della nostra posizione di politica monetaria”, ha detto, ricordando che la Fed non è su un binario prestabilito. Tradotto: se serve, i tassi quanto prima scenderanno.
Il numero uno della Fed non ha nascosto che ci si trova in una “situazione difficile” visto che i dazi stanno gonfiando i prezzi.
Tuttavia il mercato del lavoro dà segnali di raffreddamento. “Nel breve termine – ha spiegato Powell – i rischi per l’inflazione sono in crescita mentre il tasso di occupazione mostra segni di affaticamento”. “E quando i due obiettivi della banca centrale, prezzi e lavoro, si mettono a litigare” – ha aggiunto – “il presidente deve improvvisarsi funambolo”.
Non è un caso che abbia ricordato come i tassi siano ora 100 punti base più vicini al livello neutrale rispetto a un anno fa e che la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro consente di procedere con cautela.
Ma subito dopo Powell ha messo le mani avanti: la politica monetaria é “ancora restrittiva”, quindi “potrebbe essere necessario un aggiustamento”.
Non solo tagli, ma anche un cambio di cornice: basta rigidità sul famoso target del 2% di inflazione. La Fed si prepara ad adottare un approccio più elastico, che tenga conto di shock esterni e di tariffe che potrebbero spingere l’inflazione oltre la soglia senza per questo strangolare l’economia con strette infinite.
In altre parole: più spazio alla discrezionalità, più libertà per tagliare quando serve. Una bella eredità per il successore.
Gli analisti hanno subito fatto i conti: due tagli entro la fine del 2025 e cinque entro settembre 2026. Una svolta che rende la Fed più accomodante, persino se i dazi continueranno a graffiare i prezzi.
Dietro le quinte, a sorridere é soprattutto Donald Trump. Il presidente americano da settimane martella Powell con richieste di ridurre il costo del denaro e con pesanti attacchi personali.
La Casa Bianca ha intanto piazzato nel board il fedelissimo Stephen Miran e chiesto la testa di Lisa Cook, accusata di aver ottenuto un mutuo in maniera irregolare. Powell, insomma, non può permettersi di ignorare la il Presidente.
Trump e Powell
Resta da capire se i tagli arriveranno davvero il 5 settembre o se l’ennesimo rinvio terrà i mercati col fiato sospeso. Powell ha parlato di “rischi sull’occupazione in crescita”, pronti a esplodere “sotto forma di forti licenziamenti”.
Allo stesso tempo ha detto che gli effetti dei dazi “sono ora chiaramente visibili” ma “probabilmente di breve durata”.
Il bilancio che se ne trae é che Powell apre, ma lo fa con il freno a mano tirato. È un via libera condizionato, un sì, ma. Che però ai mercati sotto stress ed un Presidente sempre sull’orlo di una crisi di nervi come Trump basta e avanza.