Il Csm pensiona Pier Camillo Davigo

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Al Csm a subentrare a Davigo,
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Pier Camillo Davigo in pensione a maggioranza. Ex quod dura lex. Un caso inedito per una inedita uscita di scena. Tanto inedito e insistito da risultare anche oggettivamente al limite dell’imbarazzo istituzionale.Al Csm a subentrare a Davigo,

Prima ancora dello scoccare del 70 esimo anno d’età, appunto l’età prevista per legge per il trattamento di quiescenza dei magistrati, il voto largamente maggioritario del plenum del Consiglio Superiore  ne ha decretato il pensionamento.

E’ stato lo stesso stesso organo di autogoverno della magistratura a decidere infatti, con13 voti, 6 contrari e 5 astensioni la decadenza di Davigo dal Csm.Al Csm a subentrare a Davigo,

La maggioranza del Csm ha ratificato il parere della Commissione per la verifica dei titoli di Davigo, composta dai Consiglieri Loredana Micciché, Laura Braggion e Alberto Maria Benedetti e soprattutto la valutazione del Consiglio di Presidenza di Palazzo dei Marescialli, composto dal vice-presidente David Ermini, dal primo Presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio e dal procuratore generale della Suprema Corte  Giovanni Salvi, di considerare la permanenza di un consigliere togato senza più lo status di magistrato in servizio un ulteriore vulnus all’organo di autogoverno dei giudici, già profondamente ferito dal “caso Palamara” che ha portato alle dimissioni di sei componenti su sedici.

La decisione del comitato di presidenza del Csm viene  ritenuta in linea con l’orientamento del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che del Csm è il Presidente. Orientamento che ritiene che il Csm non possa rischiare di mettere ulteriormente a rischio la propria stessa funzione, con la partecipazione di un componente non più legittimato per mancanza di presupposti, cioè l’appartenenza all’ordine giudiziario.

Per la decadenza di Davigo hanno votato il vice Presidente Ermini, i due vertici della Cassazione, Nino Di Matteo, i due consiglieri di Unicost, Michele Ciambellini e Concetta Grillo, i tre di Magistratura indipendente  Micciché, Braggion e Antonio D’Amato, i tre laici di Forza Italia e della lega, Michele Cerabona, Alessio Lanzi ed Emanuele Basile, ed il laico di M5s, Filippo Donati.

Contro i tre di Autonomia e indipendenza, la corrente di Davigo, Sebastiano Ardita, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, i due di Area, Alessandra Dal Moro e Elisabetta Chinaglia, il laico di M5S Fulvio Gigliotti.

Si astengono i tre di Area: Giuseppe Cascini, Mario Suriano e Ciccio Zaccaro, il laico della Lega Stefano Cavanna, il laico di M5S Benedetti.

Al Csm a subentrare a Davigo,
Nino Di Matteo, Sebastiano Ardita,Giuseppe Cascini e Pier Camillo Davigo ( foto di repertorio)

Netto l’intervento del primo Presidente della Cassazione, Curzio: “Il pensionamento fa venir meno lo status di magistrato ordinario e comporta quindi il venir meno delle funzioni giudiziarie e di componente del Csm”. Curzio sottolinea come a fondamento della sua decisione vi sia “una ragione costituzionale, in quanto se per uno dei togati viene meno la condizione di magistrato, viene meno anche  il rapporto tra togati e laici, e si altera l’equilibrio di due terzi e un terzo previsto dalla Costituzione. Se passa questo principio – evidenzia Curzio- c’è il rischio che più magistrati prossimi alla pensione restino consiglieri con un’ulteriore alterazione degli equilibri del Consiglio”.

Come prevede la delibera approvata, a subentrare a Davigo al Csm sarà Carmelo Celentano, togato di Unicost, primo tra i non eletti alle elezioni del luglio 2018 nel collegio dei giudici di legittimità.Al Csm a subentrare a Davigo,

 

 

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