Altro che “rimodulare” il papato, Leone XIV rilancia la ricerca della pace, quella pace disarmata e disarmante che é stata la parola chiave dell’incisivo avvio del terzo pontificato dall’inizio del secolo.

C’è tutta la determinazione di Francis Robert Prevost e del coraggio da Leone, é il caso di dire, col qual il Papa a pochi giorni dal delicato intervento chirurgico al quale é stato sottoposto ha avuto ha chiamato personalmente al telefono, dall’Ospedale Gemelli dove é ancora ricoverato, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin al quale ha espresso “viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, in Ucraina, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile”.
La Sala Stampa vaticana sottolinea come ”il Santo Padre abbia ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace”.

Il colloquio telefonico fra Leone XIV e Putin non é un unicum: si erano già sentiti il 4 giugno 2025. La telefonata di oggi fa seguito alle missioni a Mosca del Ministro degli Esteri vaticano, Mons. Paul Richard Gallagher, ad agosto, e del Cardinale Matteo Zuppi a settembre.
Putin ha accolto l’appello del Papa per gli aiuti civili a Oleshy, lo ha ringraziato per la disponibilità a contribuire alla risoluzione del conflitto, si é informato sulle sue condizioni di salute ed ha augurato a Leone XIV pronta guarigione.
Una telefonata più che positiva, che rappresenta quasi un piccolo miracolo diplomatico rispetto all’abisso di odio, morte e distruzione che da ormai cinque anni, fra pochi mesi, stanno divorando l’ Ucraina e la Russia.

Un piccolo ma significativo miracolo che concretamente rappresenta molto di più del confuso e spesso interessato tergiversare di Donald Trump con il Cremlino.
Quello stesso Cremlino che oggi Papa Leone ha messo di fronte alla proprie pesanti responsabilità umanitarie.

