Spregiudicatezza criminale, spiccata inclinazione a delinquere, cinismo, narcisismo patologico e oceanica indecenza. C’é questo e altro ancora nella contorta e non del tutto esaustiva confessione di Valter Lavitola di aver commissionato l’attentato dinamitardo del 16 ottobre scorso davanti l’abitazione di Sigfrido Ranucci a Pomezia.

Un attentato inscenato per santificare e lanciare politicamente il conduttore di Report. La tipica strategia della disinformatia e del terrorismo che compiono blitz mediatici e attentati per ingannare e manipolare l’opinione pubblica e destabilizzare le istituzioni, utilizzata dilettantescamente da una mente criminale, assiduamente frequentata come fonte rivelatasi una fogna da un giornalista Rai, conduttore di una politicamente strategica trasmissione d’inchiesta.

Raramente un’inchiesta giudiziaria, tempestiva e concreta come quella avviata dal Procuratore della Repubblica di Roma, Francesco Lo Voi, ha smascherato tanti elementi farseschi, pirandelliani, psichiatrici tragicomici e deliranti, come quelli evidenziati dall’incandescente caso Lavitola-Ranucci. Il caso più incandescente dell’estate più incandescente di sempre.


