La mafia e la trattativa che appare e scompare

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La mafia e la trattativa che appare e scompare
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La trattativa Stato mafia o non c’è stata o non fu un reato.  La corte d’Assise d’appello di Palermo ha assolto gli ex vertici del Ros dei Carabinieri Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, i principali imputati, con la formula “perché il fatto non costituisce reato” e con la formula “per non aver commesso il fatto” Marcello Dell’Utri. Tutti erano accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato.La mafia e la trattativa che appare e scompare

In primo grado erano stati tutti condannati a pesanti pene. Condanna ridotta, da 28 a 27 anni, al capomafia Leoluca Bagarella, mentre per l’altro boss imputato Antonino Cinà sono stati confermati i 12 anni di condanna del primo grado. Confermata la prescrizione delle accuse al pentito Giovanni Brusca.

In attesa delle motivazioni il dispositivo della sentenza della Corte d’Assise d’appello presieduta da Angelo Pellino viene commentato con valutazioni diametralmente opposte: “ Si la trattativa Stato mafia era una boiata pazzesca” ha twittato il Direttore del Foglio Claudio Cerasa, mentre i cosiddetti colpevolisti sottolineano la tesi accusatoria secondo la quale, come ha ribadito nella requisitoria il Pubblico Ministero “ la celebrazione del processo ha ulteriormente comprovato l’esistenza di una verità inconfessabile, di una verità che è dentro lo Stato, della trattativa Stato-mafia che, tuttavia, non scrimina mandanti ed esecutori istituzionali perché o si sta contro la mafia o si è complici. Non ci sono alternative”.

La mafia e la trattativa che appare e scompare
Il Presidente della Corte d’Assise d’appello di Palermo Angelo Pellino e il giudice a latere Vittorio Anania

Per la cosiddetta trattativa è stato processato separatamente e assolto col rito abbreviato, l’ex ministro Dc Calogero Mannino. Un’assoluzione sancita definitivamente dalla Cassazione.  Le motivazioni della sentenza assolutoria di Mannino definivano l’iniziativa del Reparto operativo dei Carabinieri nient’altro che «un’operazione info-investigativa di polizia giudiziaria, realizzata attraverso la promessa di benefici personali al Ciancimino di assicurare, ove possibile, le richieste nell’esclusivo interesse di Ciancimino stesso; tale operazione si proponeva, mediante la sollecitazione a un’attività di infiltrazione in Cosa nostra del predetto Ciancimino, che ne avrebbe dovuto contattare i capi, il fine della cattura di Totò Riina, interrompendo così la stagione delle stragi».

“Giudica bene solo chi soppesa e confronta, e quando pronuncia la sua sentenza più dura non abbandona la carità” scriveva fra i suoi versi il poeta inglese William Wordsworth.

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Calogero Mannino

 

 

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