La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

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La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti
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Nessuna definizione politica, l’ampia maggioranza del Governo Draghi sarà semplicemente pragmatica. Incentrata, come direbbe Luigi Einaudi, sulla connessione fra conoscenza e azione.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Nonostante le fibrillazioni dei leader e le lacerazioni all’interno dei partiti, l’esecutivo in incubazione è al riparo da tutto il repertorio della politica che ha finito per divorare se stessa e che è stata archiviata in blocco dalla svolta di Draghi.

Le scelte al vaglio procedono sulla base della radiografia complessiva, sanitaria, economica e sociale del Paese che il Presidente del Consiglio incaricato sta effettuando e che completerà in settimana.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

I più avveduti psicologi e psichiatri hanno già preventivato un aumento di richieste per iniziare percorsi di psicoterapia da parte di politici ed esponenti di primo piano delle istituzioni. L’elaborazione del lutto per la perdita del potere é il riflesso più discreto e riservato che involontariamente sta provocando l’impatto crescente della mutazione politica avviata da Mario Draghi.

La stratigrafia politica complessiva presenta comunque un quadro già delineato attraverso le prospettive dei singoli protagonisti:La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Mario Draghi parla un italiano scientifico, senza aggettivi o quasi, incentrato su dati certi, ma pensa in inglese e agisce come un tedesco. Ha tre punti di forza essenziali: la sobrietà, la riservatezza, il patrimonio internazionale di esperienza e di credibilità. Fisiognomicamente ricorda gli antichi romani, della Roma caput mundi. La sua premiership ha le carte in regola per imprimere una profonda svolta all’Italia. Non soltanto per la capacità di resuscitare economicamente il Paese, di attuare le riforme e avviare concretamente l’azzeramento del debito pubblico, quanto per il contributo che l’esempio di Draghi apporterà per convincere la politica dell’opportunità di una riforma costituzionale presidenzialista che consentirebbe l’immediata modernizzazione dello Stato. Nessun punto debole? Oltre a quelli che fatalmente sopraggiungeranno a causa del marasma della politica, il vero punto debole di Draghi potrebbe essere rappresentato dalla iniziale sottovalutazione dell’impatto con la burocrazia e gli apparati dello Stato. Abituato all’efficienza della Banca d’Italia e della Bce, il Premier incaricato non immagina neanche la capacità dei burocrati e degli apparati di eludere i provvedimenti, ritardare o addirittura far deragliare gli interventi, sfuggire i controlli, mimetizzare gli interessi e di perseguire specifici obiettivi. Un campo minato che spesso tiene in ostaggio chiunque vi si addentri senza una tripla azione di bonifica preventiva.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonistine

Giuseppe Conte prigioniero dell’immagine del Giuseppi di Donald Trump, l’ex Premier sta meditando sull’opportunità, nel caso non affatto scontato che gli venisse offerta, di spostarsi da Palazzo Chigi alla Farnesina. I dubbi riguardano le difficoltà oggettive di svolgere appieno il ruolo di Ministro degli Esteri con un Premier come Mario Draghi di casa a Washington, Londra, Berlino, Parigi, Bruxelles, per non parlare del Vaticano e che per la presidenza di turno del G20 sarà considerato l’unico interlocutore italiano da Putin, Xi Jin Ping e dal Premier indiano Narendra Modi. Sempre se gli venisse offerta l’opportunità, a Conte rimarrebbe la possibilità del Ministero della Giustizia. A via Arenula però, l’Avvocato del popolo succederebbe all’ex assistente universitario e Ministro uscente Alfonso Bonafede e si troverebbe a fronteggiare le pressanti richieste politiche e dell’intera classe forense di avviare la delicata controriforma della prescrizione, invisa ai 5 Stelle. Il tutto mentre è in corso  lo tsunami che sta investendo la magistratura col caso Palamara. Che fare allora? In attesa di vedere come va il derby con Luigi Di Maio per la leadership del Movimento, per Giuseppe Conte proprio per sfruttare la scia innovativa dell’effetto Draghi potrebbe concretizzarsi l’opportunità di fondare un rassemblemant, se non proprio alla De Gaulle quanto meno alla Macron, per rifondare il modo di intendere e di fare politica. Un partito innovativo sintesi e proiezione dei 5 Stelle, delle Sardine e del recente movimento progressista e paneuropeo Volt. La scossa iniziale dovrebbe comunque avere un’intensità in grado di crescere e reggere fino alle politiche del 2023.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Nicola Zingaretti  assediato nel bunker del Nazareno da Conte, Di Maio, Renzi, Salvini, Bersani, De Petris, Bonaccini e Guerini, il Segretario Pd sta mettendo a punto con i suoi generali i piani di improbabili controffensive. Eppure prima di essere spiazzato tre volte, due da Renzi e una dal Quirinale, e subire il cocente contropiede di Salvini, il segretario Dem aveva fatto risorgere il Pd alle politiche del 2018, vinto le europee e le regionali. Mentre riecheggiano le parole di Massimo Cacciari  “la sinistra va riformata, bisogna creare una nuova classe dirigente che non abbia partecipato ai disastri di questi anni”, il gramsciano che fare impone un’urgenza che lascia intravedere nel peggiore dei casi il rischio dell’eutanasia politica ed elettorale del Pd.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Matteo Renzi nonostante le due tappe vinte (nell’estate del 2019 con la formazione contro Salvini del Governo Conte bis e a dicembre 2020 col  deragliamento del Conte über alles) non ha affatto concluso la lunga marcia iniziata dopo il disastro dell’autogol del referendum costituzionale. Ha determinato, più o meno indotto chissà, l’incarico a Mario Draghi ma come sosteneva il primo Presidente provvisorio della Repubblica, Enrico De Nicola, “ la gratitudine è il sentimento della vigilia”. Mantiene una lucidità politica che gli consentirà di superare l’attuale salita e di riposizionarsi con un Pd rinnovato, soprattutto in vista della seconda fase del Governo Draghi. Quella durante la quale, come per Monti, vari esponenti politici tenteranno di mettere strumentalmente in difficoltà l’esecutivo.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Luigi Di Maio alla Farnesina è cresciuto molto, ma ha esitato troppo e non ha colto a volo l’opportunità storica di candidarsi per subentrare al Premier Conte, diventato ad un certo punto oggettivamente un ostacolo per il proseguimento della maggioranza con i renziani. Raramente la storia bussa due volte. Per Palazzo Chigi aveva delle chance di farcela, molte di più di quante ne abbia ora per restare al Governo, guidare i 5 Stelle, oppure presiedere una commissione Parlamentare.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Matteo Salvini ha fiutato l’aria e resosi conto che con Draghi, rispetto a qualche mese fa, la vittoria del centro destra alle politiche del 2023 è incerta, ha riposizionato da Lega sul fronte della ripresa economica e del rilancio industriale garantiti dall’ex Presidente della Bce. Un riposizionamento abile e concreto che ha spiazzato il Pd e la sinistra, ma anche Berlusconi che pensava di porsi come unico interlocutore del centrodestra nei confronti di Draghi. La posizione di Salvini probabilmente rappresenterà il prezioso alibi che consentirà al Premier incaricato di nominare quasi esclusivamente Ministri tecnici. La diversa provenienza dei Ministri politici prima o poi innescherebbe infatti non poche tensioni, rallentando e ostacolando l’azione del Governo.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Giorgia Meloni grazie allo slancio governista della Lega si appresta a fare, soprattutto al sud, il pieno dei voti del centrodestra. Non soltanto voti leghisti e di Forza Italia, ma provenienti da quell’opinione pubblica tradizionalmente conservatrice e diffidente nei confronti dell’unanimismo e di chi si precipita in soccorso del vincitore. Dopo le amministrative a Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna, si potrà valutare se la Presidente di Fratelli d’Italia avrà conquistato sul campo la leadership del centrodestra.La maggioranza pragmatica di Draghi e i protagonisti

Silvio Berlusconi difficile fare previsioni. Tramontata ogni residua illusione per il Quirinale, all’ex Cavaliere non resta che ottenere l’onore delle armi.

 

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