La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo

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La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo
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by Maria Concetta Di Spigno*

Passati i giorni del riavvio della scuola, mentre le polemiche non accennano a placarsi, provo, come persona che nella scuola ha lavorato 42 anni, come docente prima e Dirigente Scolastica di vari istituti, a riassumere la questione, esaminando alcuni punti.La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo

1) La data della ripresa dell’attività scolastica: in base alla vigente normativa (frutto della Riforma del Titolo Quinto) il calendario scolastico viene definito con apposito provvedimento emanato dalle singole Regioni, che stabiliscono, entro il mese di giugno, la data di inizio e fine delle lezioni, le vacanze, e le sospensioni dell’attività didattica. Il Ministero indica solo il numero dei giorni di lezione necessari per la validità dell’anno scolastico, che in tutto il territorio nazionale parte dal 1 settembre e termina il 31 agosto e deve comprendere almeno 200 giorni di lezione; compito del Ministero è anche fissare la data degli Esami di Stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria superiore (cioè la c.d. Maturità) e indicare i  giorni delle festività nazionali civili o religiose (per il Natale, ad esempio, indica solo il 25 e 26 dicembre, gli altri giorni sono previsti dal calendario regionale, tanto che per alcuni anni in alcune Regioni la scuola riprendeva il 3 gennaio; poi le proteste di tutti, hanno indotto al ripensamento….). Infine,l’adattamento del calendario scolastico spetta alle singole Istituzioni Scolastiche (su delibera del Consiglio d’Istituto, del quale fanno parte tutte le componenti della scuola: docenti, ATA (cioé  il personale amministrativo, tecnico e ausiliare) genitori, studenti, questi ultimi solo nelle Superiori.

Perché stupirsi, allora, se l’anno scolastico 2020-2021 in alcune Regioni inizi il 7, nella maggior parte il 14, in altre il 16, in altre ancora il 24? Tutti gli anni, basta consultare un qualsiasi scadenzario scolastico, ci sono Regioni che cominciano prima e Regioni che cominciano dopo, così come ci sono Regioni che finiscono le lezioni prima e altre che le finiscono dopo, purché in tempo per far partire gli Esami di Stato a livello nazionale.

L’unica novità di quest’anno scolastico, relativamente alla data, è che il Ministero ha indicato il 14 settembre come possibile data d’inizio delle lezioni (non dell’anno scolastico, che è iniziato regolarmente, ovunque, il 1° settembre). Forse l’indicazione del Ministero è stata data in considerazione del fatto che il nuovo anno scolastico, con tutte le problematiche legate alla pandemia tuttora in corso, poteva addirittura non ricominciare, tanto che per molto tempo si è temuto addirittura che le scuole non riaprissero.La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo

2) Docenti ed ATA che ancora mancano.  Ogni anno scolastico, alla riapertura delle scuole, non sono stati ancora nominati i Docenti ed il personale ATA in numero sufficiente per le singole scuole. In alcune situazioni, e nessuno può smentire tale dato di fatto, i Docenti sono stati nominati anche a ottobre inoltrato (quando le scuole non sono state costrette, per problemi di errori o ricorsi relativi alle graduatorie, a far decadere un docente già inserito nelle classi e a ricominciare con le convocazioni per le nomine anche a dicembre o gennaio! Per fortuna, negli ultimissimi anni situazioni simili non sono state frequenti). Del resto, anche se la scuola dovrebbe funzionare a orario pieno fin dai primi giorni, è normale che, soprattutto alle Superiori, l’orario sia “ridotto” almeno nelle prime due settimane, con l’indicazione delle discipline comunicata agli studenti quasi giorno per giorno.

Perché stupirsi allora proprio quest’anno se ci saranno ritardi in questo senso?

Comunque, che in un anno così particolare come questo, che il 14 settembre non tutti i Docenti siano ancora in cattedra e non tutto il personale ATA spettante sia al suo posto, non mi sembra una novità, soprattutto se si considera che il numero del personale Docente ed ATA, proprio per l’emergenza sanitaria, è stato aumentato e sono stati rivisti gli organici spettanti ad ogni scuola (procedura che, di norma, viene attivata a febbraio e completata, solo per quanto riguarda il numero, non le persone fisicamente assegnate, entro giugno, in casi eccezionali addirittura a settembre, basta guardare le note inviate dagli Uffici Scolastici a fine agosto degli anni precedenti; cioè normalmente a fine agosto, se tutto va bene, ogni scuola sa su quanti Docenti e quanto personale ATA può contare, poi cominciano le chiamate delle persone, secondo un ordine stabilito da un’apposita Ordinanza, cui le singole scuole devono attenersi). Quanto detto vale anche per la nomina del Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi, che se non ricoperta da titolare, può essere affidata in reggenza ad altro DSGA (seguendo una graduatoria) o assunta da personale Amministrativo interno (se disponibile ed in possesso dei requisiti) o da personale esterno (in base ad una graduatoria).

In quanto ai Docenti che per motivi di salute non possono continuare ad insegnare, la normativa prevede, dopo il parere della Commissione medica, o un esonero permanente dall’insegnamento o uno temporaneo e, a seconda dei casi, l’eventuale passaggio allo svolgimento di attività non didattiche (biblioteche, segreterie) o il pensionamento, se esistono i requisiti. È ovvio che anche per questo anno scolastico in caso di Docenti c.d. “fragili” i Dirigenti Scolastici avvieranno le procedure previste. Può darsi che quest’anno ci sia un numero maggiore di casi (anche se le richieste devono essere sostenute da situazioni oggettive e certificate, non da generiche situazioni anagrafiche), ma la procedura rimane la stessa. Dov’è la novità?

Si poteva fare prima, più in fretta? Forse, ma non dimentichiamo che non rispettare un passaggio nella procedura di nomine può implicare, giustamente, una serie di ricorsi a catena che potrebbero far saltare l’intero processo e i tempi non sarebbero certo più rapidi…La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo

3) Banchi, sedie, mascherine, distanziamento.

Cominciamo dagli arredi scolastici, cioè banchi e sedie, problema annoso e che tutte le scuole conoscono bene. Ogni anno, ogni scuola definisce il proprio organico, cioè il numero degli studenti, suddivisi per classi, dei Docenti, del personale ATA (evito di polemizzare sul fatto che eventuali aumenti di classi devono essere autorizzati e spesso non lo sono, perché si deve rispettare il budget di spesa prevista dal Ministero, anno per anno, per ogni Regione). Comunque, ammesso che tutto sia approvato e ad una scuola necessiti un certo numero di banchi e sedie in più, (anche per il semplice motivo che molti ormai sono da destinare allo scarico, perché rotti, danneggiati, pericolosi), si fa, in genere a marzo,apposita domanda all’Ufficio Tecnico del Comune (per le scuole primarie e di Primo Grado, medie) o a quel che resta della Provincia (per le Superiori) e, dopo il congruo intervallo di tempo spesso, non sempre a onor del vero, arriva la cortese risposta che  “si è preso in carico la richiesta, che verrà espletata non appena saranno pervenuti i fondi necessari per l’indizione della gara d’acquisto”. Cioè o si rimane con i banchi vecchi o ci si ingegna in qualche modo. Questo negli anni precedenti.

Quest’anno si è indetta una gara per l’acquisto di nuovi banchi monoposto (quelli con le rotelle sono una piccola percentuale del totale e sono stati espressamente richiesti dalle scuole, a quanto dichiarato dal Ministero) con relative sedie, per un importo consistente e, soprattutto, dopo una chiara indicazione sulla necessità del distanziamento. Espletare la gara, avviare la produzione, smistare gli arredi in tutte le scuole richiede tempo. Anche in questo caso, si poteva fare prima? Ma come? Saltare la gara? Richiedere un numero forfettario di arredi, magari in diminuzione o in eccesso, senza aspettare le richieste delle scuole? Affidare la procedura alle singole scuole? Forse ogni ipotesi ha i suoi pro e i suoi contro e, comunque, non mi pare che siano state fatte, in merito, proposte alternative a quella seguita.La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo

Mascherine e distanziamento. Ogni scuola sta ricevendo il quantitativo di mascherine necessario per la popolazione scolastica, comprensiva del personale Docente e Ata. Ovviamente, sia per ragioni di sicurezza igienica nella conservazione, sia per motivi di spazio (non tutte le scuole possiedono depositi di stoccaggio per materiale sanitario), la consegna avviene in base alle necessità richieste e scaglionata nel tempo. Consegnare ad ogni scuola decine di migliaia di mascherine da distribuire nel corso dell’intero anno scolastico, non sembra una grande soluzione. C’è il rischio che non siano conservate in modo ottimale o che occupino spazi più utili per altro.

Veniamo, così al problema del distanziamento, e di conseguenza, dei locali in cui far stare le classi. Se già prima delle prescrizioni sanitarie la capienza delle aule doveva essere parametrata sulla base del numero degli studenti e del o dei docenti presenti, con l’attuale situazione d’emergenza le difficoltà sono aumentate e di molto. Come risolvere il problema delle aule (intese come locali, spazi fisici) non più sufficienti al numero delle classi (cioè degli alunni che le compongono)? Una prima soluzione è: ridurre gli ingombri, ed ecco allora l’utilità dei banchi monoposto, più agili, rispetto agli altri, ma questo può non essere sufficiente. Cosa fare? Cercare nuovi spazi, ma dove? Molte scuole sono collocate in edifici storici, dove è sottoposto ad approvazione di apposite commissioni anche modificare il colore della tinteggiatura delle pareti (tralasciando le testimonianze più o meno artistiche lasciate dagli studenti), figuriamoci abbattere pareti e poi, anche ammesso che sia possibile farlo in altre, se da 10 aule ne ricavo 7, dove metto le tre classi restanti? Trovare una soluzione anche in cinque mesi non credo sia possibile, considerando poi che la gestione del patrimonio scolastico è di competenza degli appositi Uffici dei Comuni, delle ex-province, delle Città Metropolitane… Molte scuole, in via provvisoria hanno sacrificato gli spazi delle biblioteche, dei laboratori, ma sono soluzioni che possono andar bene in una fase emergenziale iniziale, non a lungo termine, perché tra l’altro vanno a detrimento della didattica. L’alternanza tra didattica a distanza e in presenza potrebbe essere, almeno per le Superiori, una soluzione momentanea. Quali sono le alternative proposte?La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo

Il problema degli spazi, invece, va visto in una prospettiva a lungo termine, di cui devono farsi carico tutti i soggetti interessati: le proiezioni delle scuole, attraverso il Ministero, devono essere condivise con gli Enti Locali, per la programmazione degli interventi da fare nell’edilizia scolastica (nuove costruzioni, razionalizzazione degli spazi esistenti, recupero e trasformazione di edifici di proprietà pubblica non più utilizzati).

Si può fare tutto questo in poco più di cinque mesi, di cui due di quarantena? Certo non si possono creare strutture dal nulla, né trasformare con colpi di bacchetta magica quelle attuali. C’è stata incertezza nel far partire le iniziative? A chi spetta trovare e rendere idonei ai fini scolastici i locali?

4) Sicurezza Sanitaria

Se quanto riportato da alcuni giornali è attendibile, una percentuale molto alta di genitori si mostrerebbe preoccupato per la salute del proprio figlio al momento del ritorno in classe. È chiaro che la pandemia che ha sconvolto il mondo susciti, al momento del ritorno a scuola di milioni di persone, preoccupazione e timore per il possibile riesplodere di situazioni di emergenza sanitaria che l’Italia ha ben conosciuto e che molti altri paesi, europei e non, stanno ancora affrontando. Ma, se si sono prese tutte le necessarie (perché indicate da un Comitato di esperti in materia) precauzioni, adottate tutte le misure consigliate, come distanziamento, mascherine, sanificazione degli ambienti, gel disinfettanti, termoscanner ove possibile, monitoraggio delle situazioni a rischio, che altro si deve fare? Continuare l’isolamento? Tenere chiuse le scuole fino alla diffusione di un vaccino efficace?La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo

Del resto anche la ripresa dei viaggi, la riapertura delle discoteche, attività spesso praticate da quegli stessi giovani per cui si ha timore di far frequentare le scuole, dovrebbero essere motivo di timore e preoccupazione, e infatti gli assembramenti non controllati sono stati di nuovo vietati. Il problema forse è che le soluzioni non arrivano dall’alto, ma si cercano insieme, attraverso la collaborazione, la responsabilizzazione di tutti. Anche la tanto discussa misurazione della febbre a casa da parte dei genitori è una forma di collaborazione e responsabilizzazione nei confronti di se stessi e degli altri ed è forse un modo per far capire anche ai propri figli che la salute è un bene di tutti, di cui tutti devono farsi carico, ciascuno per la propria parte. È un modo, forse, di aiutarli ad affrontare le difficoltà della vita sapendo di avere intorno una rete solidale ed attenta al bene di tutti.

Probabilmente, al di là delle infinite polemiche, accuse, giustificazioni urlate sugli schermi, sui giornali, nelle piazze, riflettere su quel che si è tentato di fare, collaborare concretamente e non con slogan ossessivamente ripetuti per cercare soluzioni migliori può essere una possibilità di affrontare l’inizio del nuovo anno scolastico e non solo.

La scuola è ripartita ma il Paese è rimasto fermo
Maria Concetta Di Spigno

 *Dirigente scolastica in quiescenza

 

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