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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Adriana Piancastelli
Lo scorso 19 gennaio ha lasciato questa terra Valentino Garavani, l’ultimo imperatore della moda, stilista, artista, dandy e innamorato della bellezza.
Quella bellezza che amava per istinto, vocazione, convinzione e ricchezza – per passione e non per colpa – che insieme all’altra metà for ever dell’universo imperiale concretizzata nell’intelligenza sensibile e manageriale di Giancarlo Giammetti – ha lasciato una scia luminosa a tutti gli eredi in grado di comprenderne il valore: la Fondazione Garavani Giammetti, PM23, nata nel 2016.
E pochi giorni dopo il funerale del couturier si è riaperto il portone di Piazza Mignanelli 23 ed è proseguita la mostra Venus di Joana Descancelos: Valentino Garavani attraverso lo sguardo dell’artista portoghese.

La Fondazione ha visto la luce da un’idea di Valentino e Giancarlo, una vita insieme, tanti sogni in comune – molti realizzati – e un impero sostenuto dalla bellezza che da 10 anni è diventato una promessa di filantropia, attenzione alle età fragili (infanzia e vecchiaia), solidarietà sociale concreta, promozione culturale e supporto al talento.
La scia luminosa iniziata con Orizzonti/Rosso nel 2025 con la storia ormai nota del “rosso Valentino” – un colore, un simbolo, la voglia di distinguersi e di non essere dimenticati – prosegue con le installazioni originali della Descancelos, negli specchi di “I’ll be your mirror” e nei capolavori di arte-artigianato di lavori all’uncinetto e cristalli eseguiti in collaborazione con artigiani di tutto il mondo che vestono l’ aspetto tradizionale di stile e di meraviglia.
Orizzonti/Rosso è stato un dialogo continuo tra i sogni rossi di uno stilista artista e artisti stilisti della pittura come Basquiat, Picasso, Warhol ed altri in grado di giocare con la potenza delle immagini con lo stesso stile dei tratti dei disegni e delle realizzazioni di Valentino, con la potenza della passione e la intensità della forza espressiva.
Venus è un dialogo che è quasi un sussurro tra la magia e l’operosità fantasiosa di una donna e della donna e alcuni tra i vestiti più belli di Valentino, tagliati, strutturati e cuciti come piccole, grandi meraviglie dello stile.
Certamente é moda, il regno dell’effimero e del cambiamento continuo, ma gli abiti dello stilista difficilmente visibili tanto da vicino – neppure nelle sfilate a meno di non essere tra le fortunate dai capitali non effimeri in grado di acquistarne uno cogliendo la leggerezza di una stoffa, la perfezione di un colore e l’armonia di una ruche o di un volant, riempiono gli occhi e i pensieri di senso di una stupita perfezione.
E’ vero che la bellezza crea bellezza, ma a volte le assonanze si immergono nella realtà: anche la ricchezza crea bellezza e tra un alloggio popolare ed un castello in Francia davvero in pochi riuscirebbero a cogliere la bellezza inconsapevole e poco tangibile di un lotto di case popolari.
Ma oltre le inevitabili contraddizioni umane, essere i simboli (“the boys”) di un’epoca e le superstars di uno stile di vita da elite grondante ricchezza Valentino e Giammetti restano i testimoni di un sogno inarrivabile, in un’epoca irripetibile legati da un rapporto totalizzante complementare e tessuto di vita e vitalità l’uno per l’altro.

