Il ricordo di Paolo Borsellino, che ha segnato la storia della magistratura è stato accompagnato , come ogni anno, dalla volontà di conoscere tutta la verità sulla sua morte e cancellare le ombre che tuttora, a 34 anni di distanza, permangono. E’ quanto ha evidenziato, a Palazzo di Giustizia di Palermo, il convegno in cui a raccontare chi era Paolo Borsellino si sono alternati magistrati come lui, che ne hanno accompagnato parte del percorso o raccolto l’eredità.
Lucia Borsellino
A commuovere soprattutto le parole della figlia, Lucia Borsellino, accolte dalla platea dell’Aula Magna con una standing ovation. In primo piano gli interventi del Presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo, del Procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, del Presidente dell’Anm Giuseppe Tango, del Procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo Lia Sava, e del Presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini.
“Convivere con la dimensione pubblica della storia di mio padre – ha affermato Lucia Borsellino – é sempre stato molto difficile e a distanza di 34 anni mi procura ancora un certo disagio: le giovani generazioni però devono conoscere in modo credibile l’impegno di figure come lui, che hanno sacrificato la propria vita. Mio padre ha vissuto 52 anni e se ci penso mi assale ancora un’angoscia indescrivibile, non solo per la sua assenza, ma perché penso a quanta vita abbia dovuto rinunciare: non possiamo fermarci dinanzi a quest’evidenza, ma bisogna ricordare sempre l’impronta che ha lasciato. Era un uomo estremamente umile, stava un passo dietro agli altri e non amava primeggiare: era anche ironico e con ironia trattava la paura della morte, chiunque venisse in contatto con lui riceveva un sorriso, ma sul lavoro era un uomo davvero rigoroso: aveva una grande inclinazione a interpretare sguardi, gesti e silenzi, aspetto che lo ha reso. amabile e al contemporaneo temibile”.
Fiammetta, Manfredi e Lucia Borsellino
L’intervento di Lucia Borsellino si chiude con un monito: “Come figli non intendiamo esimerci dal fare la nostra parte anche quando la nostra voce può diventare insidiosa, ma sempre nel pieno rispetto delle istituzioni: bisogna andare oltre i simboli e dico che la sottrazione dell’agenda rossa non può fermare la ricerca della verità; così si rischia di cadere nella mancata speranza che questa storia possa essere ricomposta e di vanificare gli sforzi delle sane istituzioni di questo paese”.
Giuseppe Tango
“Lo dico chiaramente: non intendiamo rassegnarci a non conoscere tutta la verità sulle stragi. Non ci fermeremo fino a quando la sete di verita’ e giustizia non sarà saziata”, ha affermato il Presidente dell’Anm Giuseppe Tango.
Antonio Balsamo
“Il messaggio che vogliamo lanciare oggi é che il ricordo di Paolo Borsellino è qualcosa che unisce magistratura, avvocatura, istituzioni e giovani” – ha poi sottolineato il Presidente della Corte d’Appello Balsamo – “ Restano nel nostro cuore le parole dette un mese dopo la strage di Capaci, quando spiegava che la lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e capace, morale di coinvolgere le giovani generazioni in quanto più sensibili alla bellezza del fresco profumo della libertà: questo suo messaggio è l’impegno di tutti noi, e per i giovani, Borsellino é il modello di uomo, di magistrato, di italiano”.
Maurizio De Lucia
Nel rendere omaggio a Borsellino, il Procuratore De Lucia evidenzia come “il modo in cui spiegava alle istituzioni le sue azioni è indicativo dell’insieme di conoscenze e di valori e dell’autorevolezza del personaggio: il suo insegnamento è rispetto per le istituzioni, ma sempre con autorevolezza e rispetto dei diritti. L’eredità che ci ha lasciato è un valore prezioso e noi, lo dico soprattutto alla figlia Lucia dobbiamo solo dire grazie a questo grande uomo per quello che ci ha lasciato”.
Per la Procuratrice Generale Lia Sava, “provare ad emulare un gigante a prezzo di qualsiasi sacrificio personale piuttosto che vivere una vita all’apparenza perfetta, ma all’ombra della mediocrità: il dono più grande che Paolo Borsellino ci ha lasciato non é solo la sua biografia, ma la sua capacità di rendere possibile l’impossibile. Il nostro compito oggi dunque non é quello di essere la sua copia sbiadita, ma e’ quello di segure il suo esempio e portarlo avanti nel nostro tempo con i nostri mezzi ma accettando le nostre imperfezioni”.