Sliding doors in paradise. Raggiungere il Paradiso del successo o perderlo. E’ questo il trait d’union che, alla vigilia del San Valentino del bisestile e palindromo 2020, associa la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e Segretario Particolare del Papa Emerito Benedetto XVI. Tre destini con un futuro che si preannuncia molto diverso dal passato.
L’emerito Georg



Georgia On My Mind, le note della canzone di Ray Charles fischiano sempre più spesso nelle orecchie di Matteo Salvini che osserva con malcelata preoccupazione la progressiva scalata di Giorgia Meloni verso la Premiership. Molto addolcita dalla maternità, ma sempre più caparbia, meticolosa e coerente, la leader di Fratelli d’Italia sta superando brillantemente gli esami di Washington che gli apriranno la corsia preferenziale per la leadership del centrodestra e Palazzo Chigi.
Un’ascesa incentrata su una dialettica più razionale che retorica, su argomentazioni sociali ed economiche inclusive e non divisive, affermazioni nette ma che non trascendono mai. Sospinto dalla reciproca simpatia istintiva con Donald Trump a Washington, l’ascensore verso i piani alti della politica internazionale della Meloni incrocia l’ascensore in discesa di Matteo Salvini.


Un disastro dopo l’altro dei democratici Usa consente a Trump di vincere sul fronte dell’impeachment e raddoppiare l’elezione alla Casa Bianca. Dopo il clamoroso autogol dell’Iowa il Senato ha infatti assolto a maggioranza il Presidente in carica dalle accuse di abuso d’ufficio e ostruzione del Congresso, trasformandolo agli occhi dell’opinione pubblica americana in vittima di “accuse ingiuste e interessate”.