Nella redazione di Repubblica “Timeo Danaos et dona ferentes “, la famosa definizione latina tratta dall’Eneide di Virgilio, é la più evocata. Con l’aggiunta: “se i Greci che portano doni sono da temere, figurati quando ti rifilano un pacco! ”.
Un’altra citazione che furoreggia a largo Fochetti riguarda l’affermazione con la quale ironicamente Aristotele sosteneva che : “gli ateniesi hanno inventato il frumento e le leggi: del frumento hanno sempre fatto uso, delle leggi mai.”
Insomma, l’ateniese Teodoro Kyriakou é visto dai giornalisti di Repubblica quantomeno come un cavallo di Troia.
E non soltanto perché sta per rilevare da John Elkann il gruppo Editoriale Gedi che controlla la proprietà dei quotidiani La Repubblica, La Stampa e La Sentinella del Canavese; tre emittenti televisive: Deejay TV, m2o TV e Radio Capital TiVù; e tre canali radio nazionali, Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o, per aggiungere al suo network mediatico internazionale Antenna Group soprattutto i canali radiotelevisivi, quanto perché rappresenterebbe la quinta colonna del conservatorismo europeo del quale Giorgia Meloni é la leader assieme al Premier greco Kyriakos Mitsotakis.
Non solo, ma Kyriakou avrebbe inoltre l’aggravante davvero inconciliabile per il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e per la Stampa dei Frassati e degli Agnelli, di includere fra i soci azionisti del Gruppo Antenna anche il Fondo di investimento pubblico dell’Arabia Saudita, presieduto dal Principe ereditario Mohammad bin Salman ritenuto il mandante del massacro del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi. Fondo Saudita che detiene il 30% di Antenna Group.

“Elkann sta facendo davvero la festa a Repubblica” é, fra i tanti, l’amaro commento dei giornalisti del quotidiano, sotto choc per gli scenari politici e i rischi occupazionali che si prospettano.
Oltre allo sciopero di venerdì, con la conseguente assenza di sabato del giornale dalle edicole, fra le molteplici iniziative sulle quali i redattori stanno riflettendo, sembra scontata l’organizzazione, il 14 gennaio, di una contro celebrazione a Roma esclusivamente redazionale e non della proprietà editoriale, del cinquantenario della fondazione della testata da parte di Eugenio Scalfari e dell’imprenditore Carlo Caracciolo, che nel 1976 diedero vita ad un quotidiano rivoluzionario che assunse immediatamente un ruolo innovativo fondamentale per la modernizzazione dell’intero contesto del giornalismo italiano.
Un ruolo che rischia di essere stravolto o, peggio, di essere ridotto al rango di trombettiere governativo, in aggiunta alle testate del gruppo editorial-sanitario, che verrebbero sostanzialmente finanziate con una sorta di partita di giro delle sovvenzioni pubbliche erogate al settore ospedaliero privato.
Una prospettiva di forzato passaggio di campo che paradossalmente avrebbe già messo in moto le ambizioni direttoriali di vare “firme” del centrodestra per occupare i vertici delle testate Gedi che dovessero essere abbandonati dagli attuali direttori per incompatibilità con la riedizione aggiornata e mimetizzata dei Colonnelli greci.










